Deliberazione Giunta Regionale – Regione Lombardia – 14 maggio 2013, n. 10/116

“Determinazioni in ordine all'istituzione del fondo regionale a sostegno della famiglia e dei suoi componenti fragili: atto di indirizzo.”

(In attesa di essere pubblicata nel B.U. Lombardia)



VISTO l’articolo 2 dello “Statuto d’Autonomia della Lombardia”, approvato con legge regionale statutaria 30 agosto 2008, n.1;

VISTA la legge regionale 6 dicembre 1999, n. 23 “Politiche regionali per la famiglia” che dispone il perseguimento, da parte della Regione, della tutela della salute dell’individuo nell’ambito familiare ed il benessere di tutti i componenti della famiglia, con particolare riguardo alle situazioni che possono incidere negativamente sull’equilibrio fisico e psichico di ciascun soggetto;

VISTO altresì l’articolo 4 della legge sopracitata che prevede l’erogazione, da parte della Regione, di contributi economici alle famiglie al fine di garantire prestazioni assistenziali di rilievo sanitario;

VISTI gli articoli 1 e 2 della legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 “Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e socio-sanitario” che individuano, tra i principi di governo della rete, quello della libertà di scelta, della personalizzazione delle prestazioni ai fini di una effettiva e globale presa in carico della persona e della promozione degli interventi a favore dei soggetti in difficoltà;

VISTA la legge regionale 3 luglio 2012, n. 11 “Interventi di prevenzione, contrasto e sostegno a favore delle donne vittime di violenza” ed in particolare l’articolo 2 che individua tra gli obiettivi della Regione quello di tutela della donna, sola o con minori, vittima di violenza o di minaccia di violenza, garantendo soccorso, accoglienza e protezione;

VISTA la legge regionale n. 34/2004 “Politiche regionali per i minori”;

RICHIAMATO il Programma elettorale per la X legislatura “La nostra Lombardia” che costituisce riferimento per l’impostazione dell’azione di governo della Giunta regionale;

CONSIDERATA la deliberazione n. X/37 del 16 aprile 2013 “Presa d’atto della comunicazione del Presidente Maroni avente oggetto: “Prime linee programmatiche per la redazione del programma regionale in ambito sociale e socio-sanitario e determinazioni conseguenti alle DDGR nn. 4574 del 19/12/2012, 4672 del 9/1/2013, 4696 del 16/1/2013, 4756 del 23/1/2013 e 4757 del 23/1/2013””;

RICHIAMATE altresì le seguenti deliberazioni:

− DGR n. 3850/2012 “Determinazione in merito allo sviluppo del sistema sociale regionale” che, tra l'altro, propone interventi per un'adeguata presa in carico del minore abusato;

− DGR n. 4334/2012 “Determinazioni in ordine alla gestione del servizio socio- sanitario regionale per l’esercizio 2013” che individua come obiettivo primario la costruzione di un sistema di pianificazione e di programmazione centrato sul reale bisogno di servizi espresso dal territorio;

VISTA l’attuale situazione di crisi economica che caratterizza il contesto sociale e produttivo, nazionale e regionale;

CONSIDERATO che tale situazione di crisi colpisce molte famiglie lombarde, particolarmente quelle al cui interno vi sono soggetti in condizione di fragilità, o per disabilità o per non autosufficienza e cronicità, o soggetti minori con problematiche familiari, tutte persone a rischio di emarginazione ed esclusione sociale;

CONSIDERATO che l’attuale sistema della rete delle unità di offerta regionale non sempre è in grado di rispondere puntualmente ai bisogni che nel tempo si sono modificati a seguito della crisi socioeconomica e per l’evoluzione del quadro socio demografico ed epidemiologico;

CONSIDERATO che in questo contesto debbano essere prioritariamente sostenute le persone e le famiglie con fragilità, che non trovano risposte adeguate ai loro bisogni nella rete delle unità di offerta sociosanitaria, o che trovano risposte solo parziali a fronte di situazioni economiche precarie, di gravi fragilità, di disabilità o per stato di non autosufficienza, per stato psico-fisico alterato da eventi di violenza o abuso. In particolare, come emerge dalle schede A), B), C) e D), allegate al presente atto, parti integranti e sostanziali dello stesso, si evidenzia che:

− la rete di unità di offerta residenziale e semiresidenziale per le persone con disabilità non è sufficiente a rispondere al fabbisogno espresso dal territorio ed è distribuita in modo non omogeneo a livello di Aziende Sanitarie Locali e di Distretto;

− la rete di unità di offerta residenziale socio-sanitaria sia per disabili che per anziani (RSA e RSD) non è adeguata ad accogliere persone con patologia psichica in fase di cronicità, persone che peraltro difficilmente trovano

accoglienza nella rete d’offerta sanitaria;

  • la rete di unità di offerta socio-sanitaria residenziale e semiresidenziale per persone anziane fragili e non autosufficienti comporta per le stesse persone e le famiglie forme di compartecipazione che, anche in considerazione della crisi economica, con sempre maggiore difficoltà può essere da queste sostenuta. Ciò comporta, pur in presenza di disponibilità di unità di offerta, una diminuzione di accessi alla rete ed un aumento della permanenza a domicilio, con rischio di inappropriatezza delle cure, di aggravamento dello stato di salute e di aumento dei ricoveri ospedalieri;

  • la rete delle unità di offerta per le donne vittime di violenza è insufficiente e poco adeguata per fornire risposte a bisogni di sostegno e cura prevalentemente di tipo psicologico;

  • la rete delle unità di offerta residenziale per i minori vittime di abuso o violenza, in presenza della limitata disponibilità di risorse dei Comuni, è oggi poco utilizzata, con una preferenza del ricorso all’affidamento familiare. I costi delle cure per i bambini già vittime di violenza ed in affido familiare sono a carico della famiglia affidataria;

  • la rete delle unità di offerta per le dipendenze non è strutturata per le cure e la prevenzione della ludopatia, fenomeno in rapida espansione;

RAVVISATA, quindi, la necessità di intervenire in maniera incisiva a favore della famiglia e dei suoi componenti fragili affinché siano istituite nuove forme di sostegno per prevenire situazioni che possano comportare fenomeni di esclusione sociale; 

RITENUTO, pertanto, di istituire un apposito Fondo regionale a favore della famiglia e dei suoi componenti fragili, adeguatamente commisurato alla domanda rilevata sul territorio, attraverso il quale saranno promossi interventi, anche di natura economico finanziaria, finalizzati a:

  • valorizzare i compiti che già la famiglia svolge, offrendo ad essa una rete di supporto e aiuto, in un’ottica sussidiaria;

  • tutelare il benessere di tutti i componenti della famiglia, agevolando e sostenendo armoniose relazioni familiari, pur in presenza di problematiche complesse derivanti da fragilità;

  • tutelare la salute delle persone fragili, non autosufficienti e/o con patologie cronico-degenerative, che, in ragione anche della crisi economica in atto, sono in situazione di povertà che non consente adeguata assistenza e cura;

RITENUTO, alla luce di quanto fin qui espresso, di individuare, in ordine di priorità, le seguenti quattro categorie di destinatari degli interventi del Fondo regionale a favore della famiglia e dei suoi componenti fragili:

  • persone con gravi disabilità, rispetto alle quali particolare attenzione deve essere posta a:

    • minori con gravi e gravissime disabilità o con patologie in fase terminale;

    • minori con disturbi pervasivi dello sviluppo (es. autismo, etc) e/o con problemi comportamentali gravi;

    • minori e adulti in stato vegetativo, di minima coscienza, Locked In;

    • minori e adulti con malattie neurologico-degenerative (es. Corea di

      Huntington, forme gravi di distrofia o di miopatia, etc);

    • minori o adulti con malattie del motoneurone in fase avanzata (es. SMA, SLA, sclerosi multipla, etc);

    • persone con patologia psichica in fase di cronicità;

  • persone affette da ludopatia;

  • persone anziane fragili e non autosufficienti, rispetto alle quali particolare attenzione deve essere posta a:

    • anziani con demenza in fase avanzata (Alzheimer, demenze vascolari, etc);

    • anziani con pluri-comorbilità;

    • anziani in fase terminale della vita;

  • persone vittime di violenza, rispetto alle quali particolare attenzione deve essere posta a:

    • minori allontanati, con provvedimento del Tribunale Minorenni, dal nucleo famigliare di origine per maltrattamenti e/o abusi;

    • donne vittime di violenza intra-famigliare in presenza di minori;

    RITENUTO di individuare, quali interventi a sostegno della famiglia e dei suoi componenti fragili, l’erogazione dei seguenti titoli:
  • buoni socio-sanitari per consentire alla persona fragile di compensare economicamente le prestazioni di cura che vengono rese dai famigliari o dagli stessi acquistati;
  • voucher sociosanitari per accedere alla rete di offerta residenziale/ semiresidenziale o a quella ambulatoriale, sia per periodi di sollievo della famiglia sia per assistenza diretta alla persona;

VALUTATO:

  • che per l’attivazione degli interventi sopra descritti si renderà necessaria la presa in carico globale ed integrata delle famiglie e dei suoi componenti fragili da parte degli Enti territoriali competenti - ASL e Comuni - che sarà realizzata anche attraverso una valutazione multidimensionale e condivisa del bisogno;

  • che al fine di realizzare una presa in carico integrata, saranno valutate modalità organizzative finalizzate, in particolare, alla presa in carico soprattutto dei soggetti che incontrano difficoltà nell’accesso ai servizi così come rimodulazioni/riformulazioni della attuale rete della residenzialità e dei servizi domiciliari per persone anziane o con disabilità;

    DATO ATTO che la Direzione competente, a seguito di analisi dei flussi socio sanitari delle Unità d'offerta, dei database regionali ed in relazione alla popolazione residente di riferimento, così come specificato nelle schede A), B), C) e D), allegate al presente atto e parti integranti e sostanziali dello stesso, stima le risorse economiche ottimali necessarie per dotare il Fondo in circa 330 milioni di euro su base annua;
    RAVVISATA l’opportunità a seguito della costituzione del Fondo di consultare le Associazioni rappresentative dei Comuni e delle Comunità Montane per la definizione dei criteri di funzionamento del Fondo regionale a favore della famiglia e dei suoi componenti fragili ed i criteri per l’accesso agli interventi di cui al punto precedente (buoni socio-sanitari e voucher socio-sanitari);

    RITENUTO di rinviare a successivi provvedimenti l’attuazione di quanto definito dal presente atto;

    VISTA la l.r. 20/2008 nonché i provvedimenti organizzativi della X Legislatura;

All’unanimità dei voti espressi nelle forme di legge;



DELIBERA

Per tutto quanto espresso in narrativa:

  1. di istituire il Fondo regionale a favore della famiglia e dei suoi componenti fragili, quale strumento attraverso il quale saranno promossi interventi, anche di natura economico finanziaria, finalizzati a:

    • valorizzare i compiti che già la famiglia svolge, offrendo ad essa una rete di supporto e aiuto, in un’ottica sussidiaria;

    • tutelare il benessere di tutti i componenti della famiglia, agevolando e sostenendo armoniose relazioni familiari, pur in presenza di problematiche complesse derivanti da fragilità;

    • tutelare la salute delle persone fragili, non autosufficienti e/o con patologie cronico-degenerative, che in ragione anche della crisi economica in atto, sono in situazione di povertà che non consente adeguata assistenza e cura;

  2. di individuare, in ordine di priorità, le seguenti quattro categorie di destinatari degli interventi del Fondo regionale a favore della famiglia e dei suoi componenti fragili:

    • persone con gravi disabilità, nei termini meglio specificati nella scheda allegato A) quale parte integrante e sostanziale del presente provvedimento, rispetto alle quali particolare attenzione deve essere posta a:

      • minori con gravi e gravissime disabilità o con patologie in fase terminale;

      • minori con disturbi pervasivi dello sviluppo (es. autismo, etc) e/o con problemi comportamentali gravi;

      • minori e adulti in stato vegetativo, di minima coscienza, Locked In;

      • minori e adulti con malattie neurologico-degenerative (es. Corea di

        Huntington, forme gravi di distrofia o di miopatia, etc);

      • minori o adulti con malattie del motoneurone in fase avanzata (es. SMA, SLA, sclerosi multipla, etc);

      • persone con fragilità psichica in fase di cronicità;

    • persone anziane fragili e non autosufficienti, nei termini meglio specificati

      nella scheda allegato B) quale parte integrante e sostanziale del presente provvedimento, rispetto alle quali particolare attenzione deve essere posta a:

      • anziani con demenza in fase avanzata (Alzheimer, demenze vascolari, etc);

      • anziani con pluri-comorbilità;

      • anziani in fase terminale della vita;

  • persone affette da ludopatia, nei termini meglio specificati nella scheda allegato C) quale parte integrante e sostanziale del presente provvedimento;

  • persone vittime di violenza, nei termini meglio specificati nella scheda allegato D) quale parte integrante e sostanziale del presente provvedimento, rispetto alle quali particolare attenzione deve essere posta a:

    • minori allontanati, con provvedimento del Tribunale Minorenni, dal nucleo famigliare di origine per maltrattamenti e/o abusi;

    • donne vittime di violenza intra-famigliare in presenza di minori;

    • 3. di individuare i seguenti interventi a sostegno della famiglia e dei suoi componenti fragili:

  • buoni socio-sanitari per consentire alla persona fragile di compensare economicamente le prestazioni di cura che vengono rese dai famigliari o dagli stessi acquistati;

  • voucher socio-sanitari per accedere alla rete d’offerta residenziale/ semiresidenziale o a quella ambulatoriale sia per periodi di sollievo della famiglia sia per assistenza diretta alla persona;

  1. di necessaria la presa in carico globale ed integrata delle famiglie e dei suoi componenti fragili da parte degli Enti territoriali competenti - ASL e Comuni - che sarà realizzata, anche attraverso una valutazione multidimensionale condivisa del bisogno;

  2. di disporre che per la realizzazione della presa in carico integrata saranno valutate modalità organizzative finalizzate in particolare alla presa in carico, soprattutto dei soggetti che incontrano difficoltà nell’accesso ai servizi, così come rimodulazioni/riformulazioni della attuale rete della residenzialità e dei servizi domiciliari per persone anziane o con disabilità;

  1. di stimare in euro 330 milioni su base annua le risorse economiche ottimali necessarie per dotare il Fondo regionale a favore della famiglia e dei suoi componenti fragili. Lo stanziamento iniziale del Fondo sarà costituito in sede di assestamento. La costituzione di tale Fondo non comporterà in ogni caso maggiori oneri a carico dei cittadini;

  2. di stabilire che, a seguito della costituzione del Fondo, saranno consultate le Associazioni rappresentative dei Comuni e delle Comunità Montane per la definizione dei criteri di funzionamento del Fondo regionale a favore della famiglia e dei suoi componenti fragili ed i criteri per l’accesso agli interventi di cui al punto precedente (buoni socio-sanitari e voucher socio-sanitari);

  3. di rinviare a successivi provvedimenti l’attuazione di quanto definito dal presente atto.


IL SEGRETARIO MARCO PILLONI

 

------

Scheda A

PERSONE CON GRAVE DISABILITA’

Definizione

Nella presente scheda vengono presi in esame gli aspetti relativi alle persone con disabilità con età compresa tra 0 e 64. In Lombardia il numero di persone con disabilità è stimato in circa 310.000, corrispondenti al 3,1% della popolazione residente, di cui circa 26.000 minori (fonte: elaborazione su popolazione lombarda 2012, assumendo dato prevalenza disabilità da “Indagine multiscopo” ISTAT 2005). Rispetto al totale delle persone con disabilità, il numero di persone con grave/gravissima disabilità è stimabile, sulla base dei dati INPS, in 37.825 di cui 4.831 minori.

Il complessivo quadro relativo alle persone con “grave disabilità” richiede, al di là della definizione giuridico amministrativa di tale termine, la preventiva declinazione del significato che lo stesso assume in merito ai bisogni socio sanitari delle persone e delle famiglie ed alle relative risposte che il complesso del sistema sociale e socio sanitario deve garantire. Si definisce quindi in tale contesto “persona con grave disabilità” la persona che dipende, in toto o in parte, da un accudente per veder assicurate:

  • le funzioni “vitali” : respirazione, nutrizione, evacuazione/minzione;

  • le funzioni “primarie”: “cura del sé” qui intese come capacità di accudire sé stesso (es. mobilizzazione, alzarsi, vestirsi, lavarsi, muoversi nello spazio

    circostante, alimentarsi, comunicare con altri);

  • la vita di relazione: “cura dell’ambiente di vita” e “vita sociale”, qui intese

    come capacità di gestire l’ambiente di vita (es. far da mangiare, pulizie domestiche) e stabilire relazioni con l’ambiente circostante (es. gestione degli acquisti, gestione economica) e con le persone (es. appartenere ad un gruppo, vita attiva, inserimento sociale).

    Il grado di dipendenza dall’accudente e l’intensità del bisogno di cura, per le singole funzioni e per il loro complesso, costituisce elemento fondamentale per determinare la “grave disabilità”. Sulla base delle definizioni sopra descritte la valutazione della “grave disabilità” assume significati diversi e si “modifica” nel corso del ciclo di vita di un individuo, del suo contesto famigliare e sociale di riferimento e delle patologie che ne hanno determinato l’insorgenza e ne determinano l’evoluzione.

    In termini concreti l’insieme delle diverse condizioni sopradescritte determina la peculiare disabilità di quella persona, ne identifica gli specifici bisogni e le aspettative rispetto alla “qualità della vita” vissuta ed attesa.

    L’offerta

    La rete dei servizi presente in Lombardia si articola in una serie di Unità d’Offerta articolate per “intensità” di cura e per “tipologia di offerta”:

1. Rete dei servizi domiciliari: possono accedere persone senza limiti di età e sostanzialmente dedicata ad integrare le abilità del singolo disabile e/o supportare funzioni di cura assunte dai famigliari e/o da accudenti non famigliari. Tale rete oggi appare distinta in:

1.1.assistenza domiciliare (SADH), tradizionalmente gestita dai Comuni singoli o associati, destinata a rispondere ad un bisogno “sociale”;

1.2.assistenza domiciliare integrata (ADI) gestita, tramite le ASL da Enti Accreditati, volta a rispondere ad un prevalente bisogno di “cura socio- sanitaria” nelle aree delle funzioni “vitali” e delle funzioni “primarie”.

2. Rete dei servizi diurni: dedicata ad accogliere durante la giornata persone disabili di norma con età maggiore di 16 anni ed inferiore ai 65. Tale rete è distinta in:

2.1.  Centri socio-educativi (C.S.E.) e Servizi di Formazione all’Autonomia (SFA) di prevalente contenuto sociale e socio educativo, volti ad assicurare, ad una fascia di popolazione giovane, una risposta in termini di sviluppo e di mantenimento delle autonomie. Sul territorio lombardo, insistono 166 CSE e 91 SFA ;


2.2.  Centri Diurni Disabili (C.D.D.) a prevalente contenuto socio-sanitario volti ad assicurare la presa in carico di persone che necessitano di un elevato grado di protezione. Sul territorio regionale sono presenti 261 CDD accreditati.

3. Rete dei servizi residenziali: dedicata ad accogliere stabilmente o temporaneamente persone disabili, di norma di età non inferiore ai 16 anni e non superiore ai 65, che in ragione dei loro bisogni non possono essere assistite nell’ambito del contesto famigliare. Tale rete oggi è distinta in:

3.1.Comunità Alloggio (CA) a prevalente contenuto “sociale”, volta ad assicurare una risposta residenziale a persone disabili che hanno buone autonomie, una vita di relazione esterna e bisogni sostanzialmente riferibili alla gestione dell’ambiente di vita. Sul territorio lombardo insistono 200 CA, di cui 176 anche con accreditamento sociosanitario per ogni persona con grave disabilità;

3.2.Residenza Sanitaria per persone Disabili (R.S.D.) ad alto contenuto socio- sanitario volta ad assicurare una risposta residenziale a persone con gravi e gravissime disabilità che necessitano di una elevata intensità di cura, anche nelle aree delle funzioni vitali e primarie. In Lombardia insistono 87 R.S.D accreditate.

Le Aree di attenzione

La rete complessiva delle unità d’offerta sopra descritta, per le sue particolari caratteristiche e tipologia di prestazioni, non sempre risponde adeguatamente ai bisogni delle persone con gravi disabilità e delle loro famiglie. In particolare emergono le seguenti criticità:

  • Non esiste nella rete delle Unità d’Offerta una particolare tipologia di servizio dedicata all’accoglienza residenziale e diurna di minori, di età inferiore ai 16 anni, con disabilità grave e gravissima che conseguentemente vengono esclusivamente accuditi dalle loro famiglia;

  • Particolari disabilità conseguenti a patologie neurodegenerative, post traumatiche e a disturbi pervasivi dello sviluppo –indipendentemente dall’età- non trovano oggi una risposta, che sarebbe più appropriata, all’interno della rete di unità d’offerta per la grave disabilità per carenza di posti e disomogenea distribuzione territoriale.

Gli utenti della rete

Di seguito le persone che hanno avuto accesso nel corso del 2012 alla rete delle unità d’offerta sociali e sociosanitarie:

  • Servizi Assistenza Domiciliari sociali (SADH) : 4.242 utenti, di cui circa 500 minori di 18 anni (fonte: flussi regionali servizi sociali anno 2012);

  • Assistenza Domiciliare Integrata (ADI): 24.000 utenti di cui circa 800 minori di 18 anni (fonte: flussi regionali sociosanitari anno 2012);

  • Centri socio-educativi (C.S.E.): 3.333 utenti, di cui circa 83 minori, (fonte: flussi regionali servizi sociali anno 2012);

  • Servizi di Formazione all’Autonomia (SFA): 1.227 utenti di cui circa 20 minori (fonte: flussi regionali servizi sociali anno 2012);

  • Centri Diurni Disabili (C.D.D.): 7.225 utenti (fonte: flussi regionali sociosanitari 2012);

  • Comunità Alloggio (CA): 1.762 persone di cui 15 minori (fonte: flussi regionali servizi sociali, 2012) e 1395 disabili gravi (fonte: flussi regionali sociosanitari 2012);

  • Residenza Sanitaria per persone Disabili (R.S.D.): 4.273 utenti (fonte: flussi regionali sociosanitari).

    Totale utenti che trovano collocazione nella rete dei servizi sociosanitari: 36.893 di cui 800 minori di 18 anni.

    Come emerge dai dati sopra riportati nella rete dei servizi sociosanitari trovano accoglienza le persone con disabilità in età adulta ed in particolare trovano risposte di carattere domiciliare. Emerge con evidenza che non trovano accoglienza nella rete tutte le problematiche di presa in carico continuativa dei minori con gravi/gravissime disabilità e delle loro famiglie, infatti solo 800 minori su 4.831 sono seguiti in percorsi di assistenza domiciliare.

    Risulta pertanto prioritario ed urgente investire su queste famiglie.

    Le Aree di intervento

    Al fine di agire con interventi che garantiscano ai minori ed alle loro famiglie un percorso, di cura e assistenza, flessibile, continuativo e integrato occorre:

  • Potenziare le funzioni consultoriali (anche alla luce degli esiti delle sperimentazioni in corso) con l’apertura di uno spazio dedicato alle famiglie con minori con gravi disabilità che possa non solo coprogettare, con le famiglie ed i gestori dei servizi gli interventi integrati più adeguati, ma anche realizzare con le associazioni già presenti sul territorio interventi finalizzati all’auto mutuo aiuto.

  • Potenziare le risposte domiciliari in termini quali - quantitativi capaci di rispondere non solo ai bisogni di cura socio sanitaria del minore, ma anche alle necessità di supporto e sostegno delle famiglie (integrazione tra servizi sociali e sociosanitari con ricomposizione delle risorse).

  • Potenziare la rete di riabilitazione anche attraverso il riordino delle attuali IDR, attivando unità d’offerta dedicate ai minori disabili gravi e gravissimi.

  • Attivare unità d’offerta diurne dedicate, in grado di rispondere al criterio inclusivo delle problematiche familiari, anziché orientati al solo percorso di cura/accudimento del minore.

  • Attivare risposte residenziali, temporanee o di lungo termine, coerenti con il percorso di presa in carico.

    Con riferimento agli adulti con disabilità grave e gravissima, seppur in un contesto i cui dati quantitativi evidenziano una buona capacità di risposta, emerge, dal punto di vista dell’analisi qualitativa, l’esigenza di riorientare l’offerta rispetto ad una domanda oggi più diversificata, sia in termini di problematiche da affrontare, sia in termini di flessibilità della risposta attraverso:

  • La definizione di una modalità unitaria di presa in carico integrata e dei conseguenti interventi ad essa dedicati, in una logica di collaborazione pubblico privato e di superamento dell’attuale frammentazione e sovrapposizione, anche in esito alle sperimentazioni/attività in corso (CEAD, Centri vita autonoma indipendente, PUA, sportelli fragilità e quant’altro).

  • La realizzazione di percorsi di presa in carico integrata e flessibile, prevedendo la possibilità di attivare, nell’ambito dei servizi residenziali in una logica di centro multiservizi, progetti centrati sulla “persona” e sulle sue aspettative ottimizzando il complesso delle risorse e delle competenze presenti (es. possibilità di una RSD di “prendersi in carico” una persona assicurando a seconda del bisogno del singolo “momento”, risposte domiciliari, accoglienza diurna modulata sulle esigenze del disabile e della sua famiglia piuttosto che accoglienza residenziale “temporanea”).

  • L’incremento o la riorganizzazione dell’attuale rete dell’offerta diurna prevedendo servizi dedicati a specifiche problematiche (es. autismo).

  • L’incremento della capacità di risposta al bisogno di vita autonoma ed indipendente attivando forme di residenze “assistite” (es. mini alloggi e alloggi “protetti”) o prevedendo buoni volti ad acquistare prestazioni di assistenza personale.

  • Il potenziamento della rete residenziale (CSS, RSD) volto a garantire una migliore distribuzione territoriale delle unità d’offerta ed una maggiore appropriatezza nella risposta a favore di persone con particolari fragilità che oggi sono impropriamente accolte in RSA.

    Con questi interventi verrebbe raggiunto un target di circa 3.400 minori e oltre 30.000 adulti con gravi e gravissime disabilità.

Misure

Per la realizzazione degli interventi sopra descritti, alcuni dei quali sono da intendersi isorisorse, saranno adottate le seguenti misure:

  • Buono sociosanitario alle famiglie per autosoddisfacimento dei bisogni di accudimento della persona con grave o gravissima disabilità.

  • Voucher per l’acquisto di prestazioni, per minori con gravi e gravissime disabilità, presso strutture / unità specifiche dedicate ai minori, derivanti anche da rimodulazione / riconversione dell’attuale offerta.

  • Voucher per l’acquisto di prestazioni flessibili come sopra definite ed erogate dalla rete residenziale.

    Il volume di spesa è quantificabile in circa 180 milioni di euro su base annua.


------

 

Scheda B

PERSONE ANZIANE FRAGILI E NON AUTOSUFFICIENTI

Definizione

Nella presente scheda vengono prese in esame le problematiche dell’area degli anziani fragili e/o non autosufficienti. A livello regionale si può stimare che le persone anziane (maggiori di 65 anni) non autosufficienti e/o fragili siano circa 380.000.

Coerentemente con quanto previsto dalle indicazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), si considerano non autosufficienti le persone che hanno subito una perdita permanente parziale o totale dell'autonomia delle abilità fisiche, psichiche, sensoriali, cognitive e relazionali con conseguente incapacità di compiere gli atti essenziali della vita quotidiana senza l'aiuto determinante di altre persone, considerando i fattori ambientali e personali.

Si definisce invece con il termine di “Fragilità” la condizione dello stato di salute caratterizzata da una rigidità delle capacità adattative dell’organismo ad eventi avversi clinici e/o sociali. In caso di scompenso, un soggetto fragile va incontro ad un rapido deterioramento dello stato di salute spesso non completamente correlabile con l’entità dell’evento che lo ha generato.

Le persone anziane non autosufficienti e/o fragili sono quelle che hanno raggiunto la condizione sopra descritta, dopo una vita condotta in modo attivo. Sulla base di queste definizioni, gli indicatori utilizzati per caratterizzare la non autosufficienza e la fragilità nell’anziano possono essere gli stessi utilizzati per la disabilità:

  1. Indicatori riferiti alle funzioni “primarie”, quindi la “cura del sé”;

  2. Indicatori riferiti alla vita di relazione, quindi “cura dell’ambiente di vita” e “vita

    sociale”.

L’analisi dell’attuale sistema socio-sanitario fa emergere l’esistenza di alcune criticità correlate essenzialmente a due fattori sociologicamente rilevanti:

  • l’aumento delle condizioni di disabilità e non autosufficienza prevalentemente nelle fasce di età più avanzate, dovuto al progressivo invecchiamento della popolazione,

  • l’incremento di fasce “fragili” di utenti dovuto alla cronicizzazione delle malattie e alle modificazioni della struttura sociale.

L’offerta
Il sistema regionale sociale e sociosanitario dei servizi oggi presente si articola in una serie di Unità d’Offerta articolate per “intensità” di cura e per “tipologia di offerta”:

1. Rete dei servizi domiciliari: sostanzialmente dedicata ad integrare le abilità del singolo anziano e/o supportare funzioni di cura assunte dai famigliari e/o da accudenti non famigliari. Tale rete oggi appare distinta in:

1.1.assistenza domiciliare (SAD) tradizionalmente gestita dai Comuni singoli o associati destinata a rispondere ad un bisogno “sociale”;

1.2.assistenza domiciliare integrata (ADI) gestita, tramite le ASL da Enti Accreditati, volta a rispondere ad un prevalente bisogno di “cura socio-sanitaria” nelle aree delle funzioni “vitali” e delle funzioni “primarie”;

2. Rete dei servizi diurni: dedicata ad accogliere persone anziane durante la giornata, sviluppando interventi di tipo rieducativo/riabilitativo e/o di socializzazione. Tale rete oggi è distinta in:

2.1.Centri diurni anziani: a prevalente contenuto sociale, sono presenti sul territorio 73 strutture, con 4.526 posti (fonte: flussi regionali servizi sociali anno 2012), cui vanno ad aggiungersi innumerevoli centri sociali per anziani, spesso autogestiti da Associazioni di persone anziane stesse, e non soggetti ad autorizzazione;

2.2. Centri Diurni Integrati (C.D.I.): a prevalente contenuto socio-sanitario, rivolto ad anziani non autosufficienti o ad alto rischio di perdita dell’autonomia, portatori di bisogni non facilmente gestibili a domicilio, anche per assenza diurna dell’accudente. Sono presenti sul territorio 291 strutture accreditate, con 5.961 posti (Data Base regionale 2012);

3. Rete dei servizi residenziali: dedicata ad accogliere stabilmente o temporaneamente persone anziane fragili che in ragione dei loro bisogni non possono essere assistite nell’ambito del contesto famigliare. Tale rete oggi è distinta in:

3.1.Alloggi Protetti: a prevalente contenuto sociale, sono volti ad assicurare una risposta residenziale a persone anziane autosufficienti che, prevalentemente, presentano una vita di relazione esterna e bisogni saltuari sostanzialmente riferibili alla gestione dell’ambiente di vita e alla gestione delle funzioni della cura del sè. Sono presenti 23 strutture;

3.2.Residenza Sanitaria Assistenziale (R.S.A.): ad elevato contenuto socio- sanitario, sono volte ad assicurare una risposta residenziale ad anziani non autosufficienti che necessitano di una elevata intensità di protezione in ragione delle elevate esigenze di cura. Sono presenti 650 strutture, con 57.483 posti (fonte Data Base regionale 2012).

Le Aree di attenzione

La rete complessiva delle unità d’offerta sopra descritta, per le sue particolari caratteristiche e tipologia di prestazioni, non sempre risponde adeguatamente ai bisogni delle persone anziane non autosufficienti e fragili e delle loro famiglie. In particolare emergono le seguenti criticità:

  • le persone fragili e non autosufficienti non hanno una presa in carico integrata e la ricomposizione del percorso di cura ed assistenza è lasciato in carico alle famiglie. I servizi domiciliari non vedono una costante ed omogenea integrazione tra il livello sociale e sociosanitario;

  • relativamente all’analisi della composizione dell’utenza di tali reti di Unità d’offerta si evidenzia che le RSA gestiscono una casistica sempre più anziana (età media di ingresso 82,5) e complessa, con una prevalenza di persone con un’alterazione dello stato della coscienza e/o con un grado di demenza significativo che, sulla base dei flussi regionali, corrisponde circa al 70% degli ospiti delle RSA;

  • le RSA vengono talora utilizzate come Unità d’Offerta volta a favorire il processo di dimissione dalla rete ospedaliera delle persone anziane, le cui condizioni cliniche rendono tale ricovero non sempre appropriato;

  • i servizi semi-residenziali non sono vissuti come una risposta adeguata al bisogno della famiglia, infatti il tasso di saturazione medio regionale è di circa il 70%. Tale dato è determinato anche da una scarsa prossimità del servizio alle famiglie;

  • la crisi economica in atto, così come gli impatti sulla famiglia derivanti da una diversa struttura sociale (occupazione, cassa integrazione, etc) determinano una riduzione della domanda di servizi residenziali a valenza sociosanitaria, soprattutto per le persone con una minore fragilità o non autosufficienza ed un’età più bassa, considerata la presenza di una quota di compartecipazione che le famiglie fanno fatica a garantire. La tendenza a mantenere a domicilio le persone da parte delle famiglie non trova sempre risposta nel sistema di offerta. Ad esempio, la possibilità di ricoveri brevi di sollievo viene messa a disposizione dalle strutture solo in presenza di disponibilità di posti letto.

In conclusione si può affermare che il sistema sociosanitario e sociale della residenzialità e semi-residenzialità è troppo rigido, poco integrato e non è in grado di rispondere ad un insieme di bisogni che è profondamente mutato negli anni. Se è importante avere servizi di residenzialità in grado di prendersi carico di anziani non autosufficienti complessi da un punto di vista clinico, sanitario e funzionale, è altrettanto importante dare una risposta capillare alle famiglie che devono gestire situazioni di non autosufficienza a domicilio.

Gli utenti della rete

A livello regionale ci sono oltre 2 milioni di anziani con più di 65 anni. Si può stimare che le persone anziane (maggiori di 65 anni) non autosufficienti e/o fragili siano circa 380.000. Le persone anziane non autosufficienti o fragili che accedono alla rete delle unità d’offerta sociali e sociosanitari:

  • Assistenza domiciliare sociale (SAD): 22.078 utenti (fonte: flussi regionali servizi sociali anno 2012);

  • Assistenza domiciliare integrata (ADI): 72.000 sono anziani con più di 65 anni (fonte: flussi regionali sociosanitari anno 2012);

  • Centri diurni anziani: 4.526 utenti (fonte: flussi regionali servizi sociali anno 2012);

  • Centri Diurni Integrati (C.D.I.): 10.990 utenti (flussi regionali sociosanitari anno

    2012);

  • Alloggi Protetti: 405 utenti (fonte: flussi regionali servizi sociali anno 2012);

  • Residenza Sanitaria Assistenziale (R.S.A.): 93.162 utenti (flussi regionali sociosanitari anno 2012).

Complessivamente, hanno trovato risposta, nel corso del 2012, nella rete dei servizi sociosanitari e sociali 203.161 persone anziane ultra 65enni fragili e non autosufficienti, che tuttavia possono aver usufruito di più servizi. Per esempio, l’Assistenza Domiciliare, sociale e sociosanitaria integrata, ha una percentuale di utenti sovrapposti, che beneficiano di entrambi i servizi. Agli utenti della rete dei servizi, si aggiungono coloro che presso il proprio domicilio sono accuditi e seguiti attraverso il supporto di propri famigliari o della rete informale degli assistenti famigliari (badanti), che risultano essere stimati in 126.000 tra lavoratori in regola e in nero. Anche queste persone hanno potuto utilizzare Assistenza Domiciliare Integrata in modo non continuativo.

Pur nella difficoltà di un conteggio dei beneficiari di servizi formali ed informali, si può stimare che almeno 60.000 persone non autosufficienti o fragili fanno riferimento per la loro assistenza ai soli famigliari.

Le aree di intervento

Una rimodulazione del sistema di offerta di servizi residenziali, in una logica di multi- servizio, semiresidenziali e domiciliari si rende necessaria per offrire risposte ai nuovi bisogni dell’anziano fragile e non autosufficiente e della sua famiglia. In particolare è necessario:

  • attivare un servizio di presa in carico globale ed integrata per la persona anziana fragile e non autosufficiente e della sua famiglia, capace di rispondere ai bisogni informativi, orientare all’interno dei servizi ed assicurare funzioni di supporto e di sostegno agli accudenti;

  • favorire percorsi di auto mutuo aiuto capaci di sostenere i famigliari nel loro ruolo di accudenti e di migliorare, da parte del sistema famigliare, la capacità di leggere i bisogni dell’anziano sia in termini di cura che in termini di tutela;

  • realizzare nuovi interventi che vanno a supportare i soggetti fragili, con l’obiettivo di favorire la loro permanenza a domicilio, in modo da rispondere al recente trend evolutivo della domanda, sempre meno rivolta ai tradizionali servizi di RSA. Le soluzioni proposte sono attuabili, in termini di risorse, con una trasformazione in termini di flessibilità dell’attuale sistema di erogazione di prestazioni e servizi delle RSA;

  • rivedere i vincoli attualmente previsti a livello di “strutture fisiche” in ottica estensiva, rendendo possibile la fruizione di una varietà di servizi aggiuntivi utilizzando i medesimi “luoghi”, anche in ottica di rete;

  • definire un nuovo modello per l’assistenza residenziale, flessibile in funzione dei bisogni mutevoli della popolazione.

    Le misure

    Gli interventi di cui sopra saranno garantiti attraverso le seguenti misure:

  • Buono sociosanitario alle famiglie per autosoddisfacimento dei bisogni di

    accudimento della persona anziana non autosufficiente o fragile;

  • Voucher per agevolare un utilizzo flessibile delle RSA;

  • Voucher per l’acquisto di prestazioni erogate a domicilio della persona, derivanti anche da rimodulazioni / riconversione dell’attuale offerta socio sanitaria e sociale in servizi territoriali innovativi, sfruttando la capillarità sul territorio della rete di RSA;

  • Voucher per l’accesso a servizi di cure intermedie, sviluppando in fase di dimissione ospedaliera un progetto di continuità che accompagni la persona nei servizi sul territorio.

    Il volume di spesa è quantificabile in circa 100 milioni di euro su base annua.





(..omissis..) 

Condicio - Dati e cifre sulla condizione delle persone con disabilità
2009 - 2017   HandyLex.org - Tutti i diritti riservati - Riproduzione vietata senza preventiva autorizzazione