Deliberazione Giunta Regionale – Regione Lombardia - 16 novembre 2011 - n. IX/2505

Approvazione documento “Un welfare della sostenibilità e della conoscenza – Linee di indirizzo per la programmazione sociale a livello locale 2012-2014”

(Pubblicata nel B.U. Lombardia 29 novembre 2011, n. 48)


LA GIUNTA REGIONALE

 

Vista la legge regionale 12 marzo 2008, n.3 «Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario»;

Visti in particolare i seguenti articoli:

-    articolo 11, comma 1, lettera a) che attribuisce alla Regio­ne la funzione di indirizzo per la programmazione delle uni­tà di offerta sociali;

-    articolo 13, comma 1, lettera a) che attribuisce ai Comuni singoli e associati e alle Comunità montane, ove delegate, la funzione di programmare, progettare e realizzare la rete locale delle unità di offerta sociali, nel rispetto degli indi­rizzi e conformemente agli obiettivi stabiliti dalla Regione, anche promuovendo la partecipazione dei soggetti di cui all’articolo 3;

-    articolo 18 che individua il Piano di Zona quale strumen­to di programmazione in ambito locale della rete d’offerta sociale e che definisce le modalità di approvazione, di at­tuazione, la durata e l’ambito territoriale di riferimento del Piano di Zona;

Considerato altresì l’articolo 3 che riconosce, tra i soggetti che partecipano alla programmazione, progettazione e realiz­zazione della rete, anche il ruolo esercitato dai soggetti del Terzo Settore, dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresen­tative e dagli altri soggetti di diritto privato che operano in ambi­to sociale e sociosanitario;

Richiamate:

-    la D.C.R. 28 settembre 2010, n.56 «Programma Regionale di Sviluppo della IX Legislatura» (PRS) approvato con D.G.R. 30 giugno 2010 n.164 che evidenzia la necessità di concepi­re politiche di welfare che realizzino in forma compiuta un sistema di rete territoriale in grado di incontrare la famiglia, coglierne le esigenze e rispondervi in tempi brevi, in modo trasversale ed integrato, spostando il baricentro dall’offerta alla domanda;

-    il Programma operativo 9 «Innovare la rete dei servizi so­ciali», contenuto nel citato PRS della IX Legislatura che, all’Obiettivo specifico 9.1 «Sviluppo dell’integrazione nel sistema di welfare», individua fra gli obiettivi operativi quel­lo di rispondere ai bisogni in modo integrato e trasversale da perseguire anche attraverso la revisione delle linee di programmazione territoriale in funzione dell’integrazione sociale e sociosanitaria;

-    la D.C.R. 17 novembre 2010, n.88 «Piano Socio Sanitario Re­gionale 2010-2014» (PSSR) che, in merito al riordino della rete sociale e sociosanitaria, pone al centro la persona e la famiglia nella prospettiva di garantire, all’interno di una rete territoriale integrata, interventi appropriati e flessibili;

-    la D.G.R. 1 dicembre 2010, n.937 «Determinazioni in ordine alla gestione del Servizio Socio Sanitario regionale per l’esercizio 2011», in particolare l’allegato 1 «Indirizzi di pro­grammazione» che evidenzia come l’Accordo di program­ma per l’attuazione del Piano di Zona sia lo strumento pri­vilegiato attraverso il quale l’ASL e i Comuni sono chiamati a rispondere in modo integrato a temi quali l’accesso ai servizi e l’integrazione tra politiche sociosanitarie e sociali;

-    la D.G.R. 28 luglio 2011 n.2034 «Documento strategico an­nuale 2012: approvazione della proposta da inviare al Consiglio regionale e al Consiglio delle autonomie locali della Lombardia»;

Richiamate inoltre:

-    la D.G.R. 25 febbraio 2011 n.1353 «Linee guida per la sem­plificazione amministrativa e la valorizzazione degli enti del Terzo Settore nell’ambito dei servizi alla persona e alla comunità» che conferma il Piano di Zona e l’accordo di programma quali strumenti per la co-progettazione e le at­tività di collaborazione nell’ambito della programmazione locale;

-    la D.G.R. 5 agosto 2010 n.381 che approva il Programma regionale in attuazione dell’Intesa Stato Regioni in tema di conciliazione tra tempi di vita e di lavoro, da cui emergono le azioni, gli attori pubblici e privati coinvolti, le aree territo­riali interessate, i risultati attesi, la trasferibilità e sostenibilità, per l’avvio a carattere sperimentale di un piano per la con­ciliazione sul territorio regionale;

-    la D.G.R. 20 aprile 2011 n.1576 che approva le linee di indi­rizzo per l’attuazione degli interventi contenuti nel program­ma regionale, di cui alla sopra citata D.G.R. n.381/2010 da realizzarsi in via sperimentale;

-    la D.G.R. 13 ottobre 2011 n.2368 relativa alla comunicazione del Presidente Formigoni di concerto con l’assessore Bo­scagli avente ad oggetto «Lombardia 2020. Libro Bianco. Roadmap per la conciliazione famiglia lavoro. Tabella di marcia verso un sistema regionale favorevole alla concilia­zione famiglia-lavoro»;

-    la D.G.R. 15 dicembre 2010 n.983 «Determinazioni in ordine al Piano d’Azione Regionale per le politiche in favore del­le persone con disabilità e alla relativa relazione tecnica» che pone l’attenzione sulla continuità di risposta per tutto l’arco della vita della persona, sull’accessibilità e fruibilità dei servizi e sulla costruzione di una rete integrata di servizi sul territorio;

-    la D.G.R. 24 maggio 2011 n.1772 «Linee guida per l’affida­mento familiare (art.2 L. n.149/2001)», con cui si intende delineare una cornice unitaria per l’affido familiare, indivi­duando ruoli e responsabilità dei diversi soggetti, istituzio­nali e non, che intervengono nella realizzazione dell’affido, contribuendo a creare sinergie tra tutti i soggetti e servizi che entrano in gioco, in tutto o in parte, nel percorso di affidamento familiare;

Vista la D.G.R. 3 dicembre 2008 n.8551 «Determinazioni in ordi­ne alle linee di indirizzo per la programmazione dei Piani di Zona – 3° triennio (2009-2011)» che definisce i principi e gli obiettivi della programmazione sociale a livello locale;

Ritenuto necessario procedere alla definizione delle nuove li­nee di indirizzo per la programmazione sociale a livello locale per il triennio 2012-2014, partendo da un percorso di valutazione delle esperienze realizzate sul territorio dalla prima fase di attua­zione dei Piani di Zona ad oggi, valorizzandone i risultati conse­guiti e rilevandone le criticità;

Dato atto che Regione Lombardia ha costituito un gruppo di approfondimento tecnico per la definizione delle Linee di indi­rizzo, coinvolgendo diversi soggetti, istituzionali e non, chiamati all’attuazione delle politiche sociali e sociosanitarie sul territorio;

Considerato che tale valutazione ha contestualizzato le espe­rienze dei Piani di Zona in uno scenario più ampio delineato dai seguenti aspetti:

-    composizione del quadro complessivo della spesa sociale e sociosanitaria, anche attraverso l’analisi dei dati di moni­toraggio della spesa sociale dei Comuni relativi al triennio precedente;

-    progressiva riduzione dei trasferimenti delle risorse nazionali;

-    processo in atto di riforma del welfare lombardo;

Valutata la necessità di riorientare la programmazione sociale in coerenza con il contesto sopra descritto, valorizzando l’auto­nomia locale e supportando sul piano metodologico i processi di integrazione fra gli attori del territorio;

Considerati i risultati del percorso svolto dal sopra citato grup­po di lavoro nei mesi di gennaio – giugno 2011 che hanno per­messo l’elaborazione di una proposta tecnica di linee di indiriz­zo per il prossimo triennio 2012-2014;

Valutato positivamente il contenuto dell’Allegato 1, parte in­tegrante e sostanziale del presente provvedimento, avente ad oggetto «Un Welfare della sostenibilità e della conoscenza – Li­nee di indirizzo per la programmazione sociale a livello locale 2012-2014», documento in cui Regione, nell’ambito delle proprie competenze, definisce i principi, le strategie, gli strumenti e l’as­setto del prossimo ciclo di programmazione;

Ritenute le indicazioni del documento «Un Welfare della soste­nibilità e della conoscenza – Linee di indirizzo per la program­mazione sociale a livello locale 2012-2014» coerenti con i princi­pi della L.R.  n.3/2008, del P.R.S.E. degli atti sopra citati;

Preso atto che, in conformità a quanto previsto dalla D.G.R. 30 luglio 2008 n.7797 «Rete dei servizi alla persona in ambito so­ciale sociosanitario – Istituzione del tavolo di consultazione dei soggetti del Terzo Settore (art.11, c.1, lett.m), L.R.  n.3/2008)» e dalla D.G.R. 30 luglio 2008 n.7798 «Rete dei servizi alla persona in ambito sociale sociosanitario – Istituzione degli organismi di consultazione degli Enti Locali, dei soggetti di diritto pubblico e privato, delle Organizzazioni sindacali (art.11, c.1, lett.m), L.R.  n.3/2008)», il presente atto è stato sottoposto all’esame dei Tavoli regionali del Terzo settore, degli Enti erogatori, degli Enti locali, delle Aziende sanitarie locali e delle Aziende di servizi alla perso­na, e delle Organizzazioni sindacali in data 21 e 22 luglio 2011 e che le osservazioni formulate nel corso della consultazione han­no permesso di arricchire e integrare il documento;

Ravvisata inoltre l’opportunità di prevedere, ai fini della condi­visione e dell’applicazione a livello locale delle Linee di indirizzo, di cui all’Allegato 1, un percorso di formazione-accompagna­mento rivolto alle Aziende sanitarie locali e agli Uffici di Piano, in vista della definizione dei Piani di Zona e della sottoscrizione degli Accordi di Programma da realizzarsi entro il 31 marzo 2012;

Ritenuto di disporre la pubblicazione del presente atto sul Bol­lettino Ufficiale della Regione Lombardia e la pubblicazione sul sito internet di Regione Lombardia;

Dato atto che il presente provvedimento non comporta impe­gni di spesa;

Vista la L.R.  n.20/2008 «Testo Unico in materia di organizzazio­ne e personale», nonché i Provvedimenti Organizzativi della IX Legislatura;

All’unanimità dei voti espressi nelle forme di legge;

 

DELIBERA

  1. di approvare il documento avente ad oggetto «Un Welfa­re della sostenibilità e della conoscenza – Linee di indirizzo per la programmazione sociale a livello locale 2012-2014» così co­me da Allegato 1, parte integrante e sostanziale del presente provvedimento;
  2. di avviare, ai fini della condivisione e dell’applicazione a livello locale delle Linee di indirizzo, di cui all’Allegato 1, un per­corso di formazione-accompagnamento rivolto alle Aziende sanitarie locali e agli Uffici di Piano, in vista della definizione dei Piani di Zona e della sottoscrizione degli Accordi di Programma da realizzarsi entro il 31 marzo 2012;
  3. di dare atto che il presente provvedimento non comporta impegni di spesa;
  4. di disporre la pubblicazione del presente atto sul Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia e la pubblicazione sul sito in­ternet di Regione Lombardia.

 

II segretario: Marco Pilloni

 

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ALLEGATO 1

 

UN WELFARE DELLA SOSTENIBILITÀ E DELLA CONOSCENZA

LINEE DI INDIRIZZO PER LA PROGRAMMAZIONE SOCIALE A LIVELLO LOCALE 2012-2014

 

Novembre 2011

 

INDICE

Premessa

1.Tratti evolutivi della società lombarda

1.1 Il contesto

1.2 Il quadro delle risorse finanziarie

2.Principi e strategie

2.1 I principi guida

2.2 Le strategie: obiettivi e contenuti della programmazione 2012 – 2014

2.2.1 Coerenza con i processi di riforma in corso

2.2.2.Integrazione delle politiche

2.2.3 Imprenditori di rete: sostenibilità e conoscenza

2.2.4 Il triennio 2012 – 2014: le sperimentazioni di un nuovo welfare

3.Strumenti e assetto della programmazione

3.1 Il Piano di Zona

3.2 Le gestioni associate

3.3 L’Accordo di Programma

3.4 Il ruolo dell’Azienda Sanitaria Locale

3.5 Il Terzo Settore

4. Il ruolo di Regione Lombardia: integrazione delle risorse, accompagnamento al territorio, contaminazione di esperienze

5.Apprendere dall’esperienza, consolidare i successi: monitoraggio e valutazione

 

Premessa

Il sistema di welfare è attraversato da cambiamenti che impongono un ripensamento dell’intervento pubblico, del ruolo degli Enti Locali e delle Aziende Sanitarie Locali, della funzione della programmazione locale.

I dati relativi all’evoluzione delle esigenze delle famiglie e della società, così come i dati finanziari, evidenziano un ampliamento della forbice tra le esigenze e le possibilità di intervento. Tale divaricazione è amplificata dalla frammentazione degli interventi e delle risorse tra i diversi attori che intervengono nel sistema.

Nella nuova fase del welfare si rende necessario:

-  focalizzare l’attenzione sulla ricomposizione istituzionale e finanziaria degli interventi, delle decisioni e delle linee di program­mazione;

-  liberare le energie degli attori locali, semplificando il quadro degli adempimenti, armonizzando le linee di finanziamento regionali e facendo convergere le risorse regionali tradizionalmente destinate ai piani di zona verso sperimentazioni locali di un welfare promozionale e ricompositivo.

Il coordinamento degli interventi locali vede negli Uffici di Piano un potenziale protagonista, laddove gli stessi si propongano come soggetti in grado di:

-  connettere le conoscenze dei diversi attori del territorio;

-  ricomporre le risorse che gli enti locali investono nei sistemi di welfare, favorendo l’azione integrata a livello locale;

-  interloquire con le ASL per l’integrazione tra ambiti di intervento sociale e socio sanitario;

-  promuovere l’integrazione tra diversi ambiti di policy.

Il presente documento “Linee di Indirizzo per la programmazione locale 2012-2014” vuole porre le basi per la transizione verso un sistema di welfare in cui gli enti locali assumano una funzione di “imprenditori” di rete.

 

1. Tratti evolutivi della società lombarda

 

1.1 Il contesto

Fonti diverse (1) concordano nel rilevare che il bisogno di welfare nella società lombarda è sempre più presente e più complesso. Nuove fragilità si affacciano nello scenario del welfare, e nuove esigenze caratterizzano la popolazione nel suo insieme, in relazione ai cam­biamenti nei contesti familiari, professionali e sociali.

Si richiamano di seguito quattro principali evidenze, particolarmente rilevanti nell’evoluzione dei bisogni:

l’invecchiamento della popolazione: è registrato dall’incremento continuo dell’indice di vecchiaia; il numero delle famiglie lom­barde con almeno un anziano è superiore a quello delle famiglie con almeno un minore;

-  la presenza di care giver informali retribuiti: sempre più ampio è il numero di famiglie che organizzano il proprio sistema di cura, ricorrendo a forme di care giving informale; il numero stimato delle badanti sul territorio regionale era nel 2006 superiore a 125.000;

l’impoverimento delle famiglie: è dimostrato dal trend crescente negli ultimi anni delle famiglie lombarde deprivate; un dato esemplare di questa difficoltà e il numero degli sfratti per morosità, che cresce di anno in anno;

-  il fenomeno dell’immigrazione: la Lombardia è la regione italiana con il più alto numero di immigrati, prevalentemente concen­trati nelle province di Milano, Brescia e Bergamo.Gli stranieri in Lombardia danno un contributo sempre più rilevante alla crescita della popolazione: se nell’ultimo decennio (2000-2008) i nati da genitori italiani sono in leggero calo, aumentano quelli nati da un genitore italiano e uno straniero e triplicano i bimbi nati da genitori entrambi stranieri. È altrettanto significativo constatare che la professione prevalente delle donne immigrate è quella di domestica a ore o di badante, quindi professioni che pongono in diretta relazione le donne immigrate con le famiglie lombarde.

Anche sul fronte dell’offerta sociale si assiste all’emergere di nuovi fenomeni fortemente orientati a proporre nuovi assetti organizzativi per un moderno sistema di welfare.

In particolare si tratta di:

-  l’affermazione di un nuovo soggetto imprenditoriale: l’impresa sociale. Nell’ultimo decennio, il terzo settore cresce esponen­zialmente sia in termini quantitativi che di immagine e credibilità e si assiste al moltiplicarsi di interventi tendenti a dimostrare, in modo convergente, come il settore non profit, anche a causa alla profonda crisi in atto, possa oggi beneficiare di un nuovo impulso per una sua più ampia diffusione nel sistema economico. In particolare, la risoluzione del Parlamento Europeo del 19 febbraio 2009 (2008/2250(INI)) sull’Economia Sociale, raffigurando il panorama attuale, formula interessanti proposte e delinea le possibili prospettive di sviluppo del terzo settore nell’ambito dell’economia europea (2);

-  la diffusione della Responsabilità Sociale d’Impresa e di un nuovo welfare contrattuale: nel contesto attuale di grande attenzio­ne alla tutela degli interessi degli stakeholder di riferimento, particolare riguardo viene riservato da un numero sempre maggiore di imprese e di pubbliche amministrazioni alle esigenze dei dipendenti. Tra i temi connessi alla valorizzazione dei propri dipen­denti, ha acquisito particolare rilevanza il tema della conciliazione famiglia-lavoro con il diffondersi di iniziative quali le forme di tutela delle pari opportunità, le misure di previdenza integrativa, i programmi di aiuto a dipendenti con figli piccoli o con problemi familiari. Dallo scenario europeo emerge che la modernizzazione dei servizi sociali passa, oltre che dalle decisioni del settore pubblico e dei policy makers, anche dalle nuove tendenze in materia di benefit non monetari elargiti dalle imprese. Guardando agli anni recenti, anche la Lombardia presenta una ricca attività progettuale, esperienze avanzate e sperimentazioni di punta;

-  un rilevante aumento di interesse da parte delle fondazioni e delle istituzioni bancarie per il settore e la crescente diffusione di nuove modalità organizzate di finanziamento privato .Il mercato finanziario per le organizzazioni non profit si caratterizza, infatti, per il rapido sviluppo di una offerta variegata: nuovi attori e nuove iniziative di finanza etica (microcredito e microfinanza, nuovi fondi etici) e di finanza specializzata per il terzo settore, nonché nuovi servizi e nuove modalità di collegamento tra mondo profit e non profit: credito, supporto del capitale di rischio, fund raising, supporto del capitale di rischio da fondazioni filantropiche e da fondi solidali, outsourcing di attività di aziende profit a organizzazioni senza fini di lucro, borsa del non profit, volontariato di impresa per sviluppo competenze professionali, servizi di consulenza per lo start-up dell’impresa sociale.

(1) Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari, Anno 2005, ISTAT 2007; D.Mesini, S.Pasquinelli, G.Rusmini, (2006), Il lavoro privato di cura in Lombardia. Caratteristiche e tendenze in materia di qualificazione e regolarizzazione, IRS; Famiglie in Cifre, ISTAT 2010; Interventi e servizi sociali dei comuni singoli e associati, Anno 2007, ISTAT 2010; L’as­sistenza residenziale e socio-assistenziale in Italia, Anno 2006, ISTAT 2010; L’offerta comunale di asili nido e altri servizi socio-educativi per la prima infanzia, Anno scolastico 2008/2009, ISTAT 2010; L’immigrazione straniera in Lombardia: l’ottava indagine regionale: rapporto 2008 / Osservatorio regionale per l’integrazione e la multietnicità, Milano, Fondazione ISMU, 2009; Primo rapporto sulla coesione sociale, ISTAT 2010.

(2) Roberto Randazzo, L’Impresa Sociale. Un’opportunità per il Terzo Settore, Iris Network 2011.

 

1.2 Il quadro delle risorse finanziarie

Il quadro delle risorse finanziarie appare estremamente frammentato, ed evidenzia la necessità di azioni che siano in grado di mettere in rete le risorse detenute dai diversi attori.

La composizione delle risorse dedicate agli interventi in ambito sociale e socio-sanitario in Regione Lombardia mostra un sistema di interventi con una molteplicità di attori, finanziatori e decisori. La quota preponderante è quella detenuta dalle famiglie, pari al 64,40% dell’ammontare complessivo delle risorse, ed erogata dall’INPS attraverso trasferimenti in ambito sociale e socio-sanitario. Ciò implica la necessità di attivare servizi che intercettino i bisogni attuali ed in forte evoluzione delle famiglie, le quali dispongono delle risorse, e stanno già investendo sia in termini di rilevante compartecipazione finanziaria, sia come diretto e consistente carico di cura.

 

Tabella 1.1 - Le fonti della spesa sociale e sociosanitaria in Lombardia (stima 2009)

  Ambito Sociale      Ambito Sociosanitario Totale
     Totale pro capite
Regione 350.027.915,72 1.458.000.000,00  1.808.027.915,72 185,58
Comuni  1.203.909.856,35   1.203.909.856,35 124,86
 Provincie 51.597.856,00   51.597.856,00 5,33
Utenti 173.495.774,28 720.000.000,00 893.495.774,28 91,89
Inps 4.027.410.041,56 3.130.395.791,18 7.157.805.832,74 734,69
Totale  5.806.441.443,91 5.308.395.791,18  11.114.837.235,09 1.142,35

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonte: elaborazione CeRGAS su dati Regione Lombardia; database AIDA PA; Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali.

I dati INPS per la spesa sociale si riferiscono a: pensioni e assegni sociali, integrazioni al minimo.

I dati INPS per la spesa sociosanitaria si riferiscono a: invalidità civile e indennità di accompagnamento, inabilità e assegni di invalidità, rendite da infortunio sul lavoro.

 

Grafico 1.1 - Uno scenario frammentato sul versante delle fonti di spesa

(grafico omissis)

Fonte dati: elaborazione CeRGAS su dati Regione Lombardia; database AIDA PA; Ministero del lavoro, della salute e delle politiche speciali.

 

Entro quel sistema i Piani di Zona programmano il 6,5% delle risorse. Ne consegue che se gli stessi Piani di Zona si giocano solo entro quel perimetro restano ai margini della programmazione reale, rispetto alla quale è possibile riposizionarsi – non tanto per gestire più risorse, quanto aumentando la competenza nel mettere in relazione attori e risorse, nel negoziare e promuovere sinergia e razionaliz­zazione, a maggior ragione riducendosi sempre più le risorse pubbliche disponibili.

L’analisi dei dati del monitoraggio regionale (3) evidenzia come la programmazione sia stata trattata in modo diverso nei differenti ambiti territoriali. In 24 dei 98 ambiti gli enti locali hanno fatto convergere sull’Ufficio di Piano una quota superiore al 50% della spesa sociale comunale; ci sono, all’estremo opposto, 25 ambiti in cui gli Uffici di Piano hanno visto un trasferimento di risorse inferiore al 16% delle spesa sociale dei comuni dell’ambito.

In alcuni casi il dato indica una ridotta propensione alla condivisione delle politiche, in altri si tratta solo di una modalità di gestione dei trasferimenti finanziari, pur in presenza di politiche integrate, di cui risulta traccia nei documenti degli enti, in termini di accordi per la gestione condivisa di servizi, piuttosto che di integrazione di regolamenti o strumenti di gestione.

Il capitale conoscitivo che si è accumulato nelle precedenti esperienze di programmazione è la dote che gli enti si portano per affrontare la nuova fase del welfare: laddove la programmazione è stata interpretata come ambito di integrazione sovra comunale, invece che come scelta di allocazione di un trasferimento finanziario, ci si trova oggi nelle migliori condizioni per affrontare la nuova fase del welfare. Il ruolo degli enti, e in particolare quello dei Comuni, non si potrà limitare, per quanto necessario, ad ottimizzare l’im­piego delle risorse disponibili: sarà piuttosto la capacità di promuovere alleanze tra i diversi attori, per attivare in modo imprenditivo tutte le risorse che sono presenti nelle reti locali, a qualificare e fare la differenza tra i sistemi di welfare locali eccellenti e quelli meno in grado di adattarsi al nuovo scenario.

Infine, per la prima volta nel decennio, nel 2010 si assiste ad un calo della spesa pubblica nazionale destinata all’assistenza. L’inver­sione di tendenza nella crescita delle risorse dedicate allo sviluppo del sistema di welfare, associata al mutato quadro dei bisogni, impone una rilettura degli ambiti di intervento e delle scelte di posizionamento, che non può essere trattata con una logica difensiva, ma deve essere colta come evidenza della necessità di aprire una nuova fase nei sistemi di welfare.

(3) Fonti dei dati: Regione Lombardia DG Famiglia, Conciliazione, Integrazione, Solidarietà Sociale; Bilanci dei comuni lombardi; Bilanci delle province lombarde 2008; Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali.

 

2. Principi e strategie

 

2.1 I principi guida

La nuova fase del welfare in Regione Lombardia trova fondamento in alcuni principi guida definiti dal Piano Regionale di Sviluppo per la IX legislatura e in un quadro di riferimento, di cui si richiamano i principali tratti.

Ridare centralità alla persona e alla sua responsabilità è una strategia che vede complessivamente coinvolta la Giunta di Regione Lombardia in questa IX Legislatura e proprio in questa prospettiva sono orientati i processi di riforma - che dovranno complessivamen­te condurre alla riforma del welfare lombardo - e tutti i provvedimenti e gli interventi adottati o messi in atto in questo primo periodo dalla Giunta regionale, con il concorso del sistema regionale e della società civile. Programmare un Welfare così orientato vuol dire innanzitutto porre al centro la persona e la famiglia, riconoscendo l’unitarietà della persona prima che la differenziazione dei bisogni. Vuol dire inoltre spostare il baricentro del Welfare dall’Offerta alla Domanda e disegnare e coordinare attorno alla famiglia, in una prospettiva sussidiaria, politiche integrate – politiche di istruzione formazione e lavoro, della casa, dei trasporti, della salute, giovanili e familiari ..- che promuovano lo sviluppo di opportunità con il concorso di una pluralità di soggetti e attori sociali, in primo luogo la stessa famiglia, valorizzandone al tempo stesso capacità e risorse.

In particolare, il Programma Regionale di Sviluppo richiama la necessità di concepire politiche di welfare che:

-  realizzino in forma compiuta un sistema di rete territoriale in grado di incontrare la famiglia, coglierne le esigenze e rispondervi in tempi brevi, in modo trasversale ed integrato;

-  diversifichino e incrementino la gamma dei servizi fornendo ai cittadini risposte sempre più personalizzate e sempre meno indi­stinte;

-  razionalizzino e ottimizzino l’impiego delle risorse disponibili, perseguendo modelli di gestione associata dei servizi e l’integrazione degli strumenti tecnici e dei criteri di implementazione delle policy;

-  superino le logiche organizzative settoriali, la frammentazione e la duplicazione di interventi favorendo una presa in carico unita­ria e semplificando l’informazione e le procedure di accesso ai servizi.

 

2.2 Le strategie: obiettivi e contenuti della programmazione 2012 – 2014

 

2.2.1 Coerenza con i processi di riforma in corso

La programmazione sociale territoriale 2012 - 2014 si colloca in un contesto di politiche, di strumenti e provvedimenti che Regione Lombardia sta adottando per una riforma del welfare che accentui lo sviluppo delle comunità, che trovi nelle alleanze tra gli attori pubblici e gli attori della società, cittadini, famiglie, organizzazioni private profit o non profit, le parti sociali, le energie, le competenze e le risorse per continuare a promuovere opportunità e benessere sociale, rispondendo più adeguatamente all’evoluzione dei bisogni.

Le azioni contenute nel Piano di Zona dovranno, pertanto, essere ricondotte alle priorità regionali e alle linee di riforma sotto richiama­te, assicurando la coerenza tra la programmazione locale e quella regionale.

Regione Lombardia, in questo primo anno di legislatura, ha avviato processi di cambiamento su molti fronti. In particolare si richiama­no i temi che già presentano un forte impatto sulla definizione o implementazione delle politiche locali:

-  Percorsi di conciliazione tra tempi di vita e di lavoro;

-  Percorsi di assistenza domiciliare orientati allo spostamento del baricentro dall’offerta alla domanda e volti alla qualificazione della rete dell’assistenza domiciliare;

-  Piano di Azione Regionale a favore delle persone con disabilità che promuove l’integrazione delle politiche secondo un approc­cio trasversale, del livello di accessibilità e di fruibilità dei servizi;

-  Valutazione di nuove modalità di compartecipazione alla spesa che riconoscano i carichi di cura familiari;

-  Semplificazione dei rapporti tra Pubblica Amministrazione e Terzo Settore;

-  Semplificazione dei percorsi di accesso per il cittadino, con attenzione ai processi organizzativi, alle procedure, alla comunicazio­ne ed all’informazione degli operatori e dei cittadini;

-  Linee regionali per l’affido familiare orientate al superamento della frammentarietà degli interventi, del supporto alla famiglia affidataria e della buona riuscita del progetto.

 

2.2.2. Integrazione delle politiche

Coordinare ed integrare le politiche pubbliche è diventato un imperativo categorico per tutti i governi, siano essi locali, nazionali o sovranazionali. L’integrazione ed il coordinamento delle politiche costituiscono oggi il tratto distintivo di una specifica politica istituzio­nale. In questo quadro – oltre alla necessaria integrazione sociosanitaria – emerge l’urgenza di agire affinché i diversi strumenti di pro­grammazione si parlino ed interagiscano a livello territoriale e che il Piano di Zona si coordini con gli altri strumenti di programmazione quali le Linee regionali di indirizzo per le politiche giovanili, gli Accordi Quadro per lo Sviluppo Territoriale (AQST), la programmazione triennale 2010/2012 delle Province, il Documento di Programmazione e Coordinamento dei servizi sanitari e sociosanitari dell’ASL, i Piani integrati locali di promozione della salute, il Piano di Governo del Territorio, il Piano territoriale degli orari dei servizi, i Patti territoriali per l’occupazione,

Nel caso delle politiche per i giovani, ad esempio, è stata condivisa a livello regionale l’opportunità di integrare gli strumenti di pro­grammazione e di progettazione che intercettano la popolazione giovanile e che promuovono gli stessi filoni di intervento, in modo ancora tra loro separato, generando sul territorio la frammentazione degli interventi.

Nell’ottica, dunque, di valorizzare e ottimizzare al meglio gli strumenti di programmazione locale già esistenti, i Piani di Zona possono costituire, per le loro caratteristiche di sovracomunalità e di partecipazione di soggetti rappresentativi del territorio, un ambito privile­giato a cui ricondurre i contenuti della programmazione degli interventi a favore dei giovani, inserendo le iniziative previste nel docu­mento di Piano ed introducendo nell’Accordo di Programma l’impegno per le politiche giovanili.

 

2.2.3 Imprenditori di rete: sostenibilità e conoscenza

La traiettoria sinteticamente descritta rende del tutto evidente come non sia più in discussione un cambiamento al margine del sistema di welfare: si rende necessario un profondo ripensamento. L’ampliarsi della forbice tra esigenze e possibilità di intervento non permette di sostenere un sistema di welfare che insegua i bisogni con le risorse date, senza modificare l’impostazione complessiva del proprio intervento.

Una fase così difficile non può essere affrontata senza l’ambizione di dare corpo e consistenza operativa a un nuovo paradigma: l’ipotesi che le risorse siano nel sistema di welfare pubblico, e i bisogni siano nella società, messa in discussione da molti autori sul piano teorico, si rivela non sostenibile anche nella prassi degli interventi sociali e delle decisioni che si sviluppano attorno ai servizi.

Del resto le politiche regionali sussidiarie di questo decennio mostrano una consapevolezza dei limiti di questa ipotesi e si muovono invece nella prospettiva di riconoscere e valorizzare le risorse delle persone e dei soggetti sociali nel concorrere a costruire risposte alle esigenze. Ne sono esempio sia le politiche familiari e le sperimentazioni di imprenditività delle famiglie, sostenute con la L.R. n.23/1999, sia l’estensione su tutto il territorio regionale dei titoli sociali, quale strumento di supporto all’iniziativa diretta familiare nella cura delle fragilità. In questa cornice la programmazione locale ha assunto un ruolo particolare, dove è stata capace di promuovere responsa­bilità diffusa, facendo al tempo stesso la propria parte.

Tuttavia è necessario andare oltre. Regione Lombardia riconosce la necessità di aprire una fase esplorativa, che generi nuove co­noscenze e capacità decisionali per gli attori locali, e apra verso un welfare che ancora non c’è, un welfare che non sostituisce la società, ma si allea, che non si appropria dei problemi, ma connette le risorse, che non si colloca fuori dalla società, ma dentro la società stessa, che non conta su risorse in costante espansione, ma si orienta a scelte sostenibili.

La dimensione della conoscenza riguarda il consolidamento e lo sviluppo di competenze per la comprensione dello scenario, per lo sviluppo del capitale sociale del territorio, per l’integrazione delle reti locali, e riguarda la definizione di strumenti di supporto informa­tivo per la programmazione e la ricomposizione delle risorse e degli interventi.

La dimensione della sostenibilità del welfare riguarda le condizioni che rendono possibile il suo permanere nel tempo, quindi il per­manere nel tempo di quelle azioni e di quelle relazioni che promuovono il benessere della società e al tempo stesso offrono sostegno e tutela alle situazioni di fragilità, garantendo livelli di appropriatezza degli interventi. Si tratta di una dimensione complessa, che ha a che fare con almeno tre questioni: la questione delle risorse (il capitale umano, il capitale sociale e quelle finanziarie, non soltanto di natura pubblica) - la questione degli interessi dei diversi attori in gioco - la questione delle responsabilità che, a diverso titolo, ciascuno di quegli stessi attori in parte condivide.

Molte delle esigenze che attengono alla sfera del welfare vengono soddisfatte all’interno di network in cui gli attori mettono in campo le proprie risorse e le proprie necessità. Le prestazioni erogate dal sistema sociosanitario operano in misura residuale rispetto a questi meccanismi, che si caratterizzano prevalentemente come meccanismi autonomi di costituzione o mantenimento di reti di protezione sociale al di fuori del perimetro di intervento pubblico.

Il contributo degli enti locali alla connessione delle reti, molto più del consolidato intervento di offerta di prestazioni, costituisce quindi il meccanismo prioritario per dare vita, attraverso le competenze e la creatività delle parti, a un processo di innovazione sociale che renda sostenibile nel futuro il sistema di welfare. Per gli attori pubblici si tratta infatti sia di riconoscere quelle reti che già operano sul territorio sia di promuoverne nuove in grado di generare valore aggiunto e opportunità di innovazione.

A questo proposito, è esemplare il coinvolgimento di tutti gli attori pubblici e privati e le parti sociali nella programmazione, progetta­zione e realizzazione degli interventi nell’ambito della sperimentazione del piano regionale per la conciliazione famiglia-lavoro, dove è determinante lavorare nell’ottica di una promozione e sostegno delle funzioni familiari nelle diverse fasi del ciclo di vita dei propri membri. La rete per la conciliazione – con gli accordi già sottoscritti o in via di sottoscrizione anche da parte dei comuni e/o degli ambiti in qualità di partner promotori - rappresenta, in questo contesto, un importante strumento per il territorio, coinvolgendo un ampio spettro di attori locali, in grado di orientare le politiche attive del lavoro, il welfare locale, le politiche di sviluppo del territorio e la competitività delle imprese.

La diffusione di un paradigma di riferimento e di strumenti operativi a supporto delle capacità degli attori della programmazione di partecipare in modo qualificato alle reti, o di diventarne “imprenditori”, costituisce quindi l’obiettivo del prossimo triennio. La proposta rivolta agli enti locali implica un riorientamento del focus, delle priorità e delle competenze, dall’attività di offerta di prestazioni (in proprio, o acquistate), all’iniziativa di promozione di condizioni di creazione di valore e reciproco beneficio tra gli attori del territorio.

 

2.2.4 Il triennio 2012 – 2014: le sperimentazioni di un nuovo welfare

In una fase di ridefinizione del ruolo dell’intervento pubblico, in relazione alle nuove esigenze della società, e a una sempre maggiore evidenza del progressivo ridursi del finanziamento pubblico del welfare, occorre che prima di tutto i Comuni, titolari della programma­zione sociale a livello locale, sappiano orientarsi in modo nuovo nel riconoscimento reciproco di competenze, ruoli, risorse, nell’intrec­cio di relazioni, nella costruzione di interazioni e nella promozione di sinergie nella comunità locale.

Per i Comuni dunque, e per gli attori del territorio, più che mai, diviene necessario operare in modo integrato e condiviso, per non di­sperdere le risorse in interventi frammentati, e per presidiare tutte le possibilità di generare risorse nelle reti, sia tra attori pubblici, sia con tutti gli altri attori dei territori. La tensione sempre più forte sulle risorse e la pressione decisionale sui Comuni impone agli enti una stra­tegia di alleanze: di fronte alla fase che si è aperta, l’isolamento degli enti e l’intervento solitario si traducono in una strategia perdente.

Gli Uffici di Piano possono essere uno strumento privilegiato per sostenere gli enti, evitandone l’isolamento e amplificando la portata degli interventi, dal livello di singolo ente al livello di ambito. I precedenti trienni di programmazione hanno dimostrato infatti come questo strumento – laddove i Comuni ne riconoscano il ruolo di promozione del welfare e ne qualifichino l’intervento - possa effetti­vamente costituirsi come luogo di relazioni degli attori e di raccordo delle reti, funzionale al rafforzamento dell’integrazione fra diversi ambiti di policy.

Pertanto Regione Lombardia - che identifica nella integrazione delle risorse e delle policy degli enti locali una strategia vincente - ri­conosce negli Uffici di Piano uno strumento che apporta valore al welfare, a condizione che costituiscano per gli enti e per il territorio in cui operano una possibilità per ricomporre e integrare:

-  le conoscenze;

-  le risorse finanziarie;

-  le decisioni.

Pur riconoscendo il ruolo svolto dal trasferimento pro capite di risorse agli Uffici di Piano nel favorire opportunità di integrazione, per affrontare gli scenari attuali le energie e le risorse dovranno essere necessariamente orientate allo sviluppo di interventi sperimentali di un nuovo sistema di welfare.

Regione Lombardia, nell’arco del prossimo triennio di programmazione, condividerà iniziative di innovazione con quegli ambiti territo­riali che propongano progetti sperimentali consistenti, che si candidino ad attivare risorse del proprio territorio e che possano essere oggetto di contaminazione negli altri contesti territoriali della Lombardia.

Laddove l’ambito di innovazione sia di forte interesse regionale, Regione Lombardia avvierà con gli enti capofila dell’accordo un percorso di accompagnamento e di negoziazione.

Le sperimentazioni territoriali costituiscono infatti un banco di prova per sviluppare conoscenza e nuove forme di intervento. Le inizia­tive realizzate, potenzialmente condivisibili con altri contesti territoriali, saranno di particolare interesse regionale, rispetto a quelle il cui sviluppo si limiterà ad uno specifico ambito territoriale.

Le sperimentazioni dovranno porsi l’obiettivo di integrare risorse pubbliche e private e di attrarre altre risorse del territorio.

Il partenariato dovrà caratterizzarsi per ampiezza e qualificazione (numerosità, tipologia e rappresentatività dei soggetti coinvolti), corresponsabilità degli attori rispetto alle azioni condivise nel progetto, natura del partenariato (occasionale o già sperimentata sul territorio), capacità di mettersi in relazione con altri soggetti o altre reti.

L’anno 2012 è considerato un anno di transizione verso il nuovo modello e di accompagnamento agli ambiti da parte di Regione Lombardia.

 

3. Strumenti e assetto della programmazione

 

3.1 Il Piano di Zona

Il Piano di Zona rappresenta il documento di programmazione che integra la programmazione sociale con quella sociosanitaria regionale e definisce il quadro unitario delle risorse. Obiettivo della programmazione è quello di integrare risorse e conoscenze, pro­muovendo momenti di incontro, consultazione e confronto degli attori territoriali, comprese le parti sociali. In quanto tale la program­mazione sociale si deve connettere con gli altri strumenti di programmazione degli enti locali del territorio, e con le altre iniziative di promozione di interventi di rete. Il Piano di Zona, che costituisce il tradizionale strumento di programmazione sociale, deve esplicitare gli altri strumenti di programmazione degli interventi che concorrono a definire le politiche sociali del territorio (piano della salute, patti per l’occupazione ecc.).

Il territorio di riferimento è di norma coincidente con il distretto sociosanitario con facoltà di aggregazione tra distretti afferenti alla stessa Azienda sanitaria locale. Laddove si verifichino condizioni favorevoli in termini di gestione delle unità di offerta sociali, di accesso ai servizi da parte dei cittadini e di caratteristiche territoriali comuni a più ambiti, si ritiene strategico pensare ad una programmazione sociale territoriale rivolta a più distretti e quindi sottoscrivere Accordi di Programma sovra distrettuali.

Regione Lombardia incentiva la sperimentazione di una programmazione sociale condivisa tra più ambiti afferenti alla stessa Azienda sanitaria locale.

In ogni caso è richiesto:

-  un’analisi dei bisogni, delle risposte, dei soggetti e dei network attivi sul territorio effettuata entro un perimetro di conoscenza sovra distrettuale, coincidente con il territorio dell’Azienda sanitaria locale di riferimento;

-  l’individuazione di obiettivi e azioni condivise con l’Azienda sanitaria locale e con gli ambiti del territorio di riferimento, per la realizzazione dell’integrazione sociosanitaria.

 

3.2 Le gestioni associate

La programmazione dei Piani di Zona deve assicurare una idonea integrazione gestionale, promossa nel territorio, attraverso azioni mirate a garantire la gestione unitaria delle funzioni sociali almeno a livello distrettuale, mediante il ricorso alle diverse modalità ge­stionali previste dalla normativa vigente. La promozione della gestione unitaria su base distrettuale deve permettere l’identificazione delle specificità del territorio garantendo una unitarietà di risposta nell’ambito territoriale del Piano di Zona.

Le forme associative e di cooperazione previste dalla normativa vigente sono utilizzate dai soggetti interessati in armonia con la pro­grammazione del Piano di Zona, al fine di conseguire un uniforme livello qualitativo dei servizi sociali e di integrazione sociosanitaria e di realizzare un miglior coordinamento degli interventi nel territorio.

Regione Lombardia individua nella gestione associata la forma idonea a garantire efficacia ed efficienza delle unità di offerta sociali di competenza dei Comuni, in particolare del segretariato sociale e degli interventi di tutela minori.

Una gestione unitaria delle funzioni sociali almeno a livello distrettuale, attraverso le forme di gestione associata riconosciute dalla normativa, può favorire il raggiungimento di questi obiettivi:

-  superare la frammentazione dei servizi e degli interventi sul territorio;

-  garantire la copertura su tutto il territorio di riferimento;

-  razionalizzare l’offerta rispetto alla domanda espressa;

-  offrire pari opportunità ai cittadini e livelli adeguati di informazione.

 

3.3 L’Accordo di Programma

L’Accordo di Programma è sottoscritto dai Sindaci dei Comuni dell’ambito distrettuale e dall’Azienda sanitaria locale territorialmente competente e, qualora ritenuto opportuno dai soggetti sottoscrittori, dalla Provincia. I soggetti del Terzo Settore, che partecipano all’elaborazione del Piano di Zona, aderiscono, su loro richiesta, all’Accordo di Programma.

Al fine della conclusione e dell’attuazione dell’Accordo di Programma, l’assemblea dei sindaci designa un ente capofila individuato tra i Comuni del distretto o altro ente con personalità giuridica di diritto pubblico espressione di gestioni associate di Comuni.

Poiché il Piano di Zona si sviluppa cronologicamente su un triennio, si ritiene che anche l’Accordo di Programma debba disciplinare i rapporti tra i soggetti interessati con riguardo al medesimo periodo di tempo (1 aprile 2012 – 31 dicembre 2014), prevedendo la possibilità di un suo aggiornamento.

Le fasi di approvazione del Piano di Zona e della sottoscrizione del relativo Accordo di Programma dovranno essere concluse entro il 31 marzo 2012.

 

3.4 Il ruolo dell’Azienda Sanitaria Locale

Nel processo di riforma del welfare lombardo, le Direzioni sociali delle Aziende sanitarie locali dovranno sviluppare una vocazione e una visione spiccatamente territoriale per recuperare la centralità del bisogno e della persona, per superare la frammentazione dei servizi e per sviluppare in modo proattivo le reti territoriali. Le Direzioni sociali saranno chiamate ad una organizzazione nuova delle funzioni e delle relazioni territoriali al fine di:

-  razionalizzare, semplificare e rendere trasparenti i percorsi di accesso alla rete dei servizi da parte delle persone, della famiglia e della comunità;

-  orientare l’organizzazione della Direzione sociale alla relazione con il territorio;

-  integrare gli interventi delle reti sociosanitaria e sociale;

-  coordinare gli interventi in materia di conciliazione, famiglia e lavoro in raccordo con la programmazione territoriale.

Al fine di integrare le politiche e gli interventi in area sanitaria e sociale e di garantire uniformità nell’attuazione degli indirizzi regionali e nell’accesso ai servizi da parte dei cittadini, si richiama il ruolo di indirizzo e di governo dell’Azienda sanitaria locale e del Consiglio di Rappresentanza dei Sindaci, per la sottoscrizione di accordi e protocolli interistituzionali che riguardino l’intero territorio provinciale.

L’Ufficio di supporto al Consiglio di Rappresentanza e all’assemblea distrettuale è lo strumento tecnico-operativo che lavorerà in que­sta prospettiva, in stretto raccordo con gli Uffici di Piano.

 

3.5 Il Terzo Settore

La D.G.R. n.1353/2011 richiama l’Accordo di Programma quale strumento tecnico-giuridico che dà attuazione al Piano di Zona, diven­tando quindi lo strumento regolatore di tutti i rapporti di collaborazione tra Comuni, le Province e soggetti del Terzo Settore.

Diventa quindi rilevante, allegando o demandando ad atti successivi (accordi, convenzioni o protocolli operativi), regolamentare, all’interno dell’Accordo di Programma, le diverse forme di collaborazione con i soggetti del Terzo settore ed in particolare forme che riguardano:

-  la coprogettazione;

-  la sperimentazione di nuovi servizi, prevedendo anche la partecipazione economica di tali soggetti;

-  la sperimentazione di nuove modalità gestionali.

 

4. Il ruolo di Regione Lombardia: integrazione delle risorse, accompagnamento al territorio, contaminazione di esperienze

La ricomposizione delle risorse e degli interventi, per rendere sostenibile il welfare dei prossimi anni, costituisce un obiettivo del triennio, e si innesta su due cardini: conoscenza e sostenibilità.

Regione Lombardia assume alcuni impegni rispetto al prossimo triennio di programmazione sociale:

  • Integrazione finanziaria: nel triennio 2012 – 2014 le risorse destinate alle politiche sociali saranno erogate in modo sempre più integrato.
  • Accompagnamento del processo di programmazione locale del welfare: l’accompagnamento si svilupperà, prevedendo anche specifici momenti formativi, nella fase di definizione degli Accordi di Programma e successivamente, nell’arco del triennio, con iniziative proprie di coinvolgimento del territorio o su iniziativa da parte del livello locale.
  • Promozione e sostegno di sperimentazioni locali in coerenza con la programmazione regionale che si caratterizzino per gli obiettivi di:

-  sviluppare reti per il welfare locale;

-  generare risorse in grado di rendere sostenibile il progetto oltre il periodo di finanziamento;

-  sviluppare conoscenza condivisibile con altri ambiti territoriali che possa creare volano di innovazione nel territorio lombar­do.

  • Promozione della conoscenza tra ambiti territoriali: ai fini di supportare lo sviluppo di conoscenza in tutto il territorio, e di con­tribuire allo sviluppo dei sistemi di welfare locale. Tutti gli ambiti territoriali saranno invitati a proporre esperienze qualificanti che possano essere condivise e fatte oggetto di comunicazione agli altri ambiti. Le innovazioni sociali non sono “replicabili”, ma è possibile contaminare le esperienze per dare vita a innovazioni, specifiche per ogni ambito che le attua. Le modalità operative per l’attivazione di processi di condivisione delle conoscenze saranno concordate con gli ambiti.
  • Accompagnamento ai processi di valutazione: la valutazione si pone come strumento privilegiato per riconoscere e rendere visibili gli impatti del sistema di welfare, e supportare l’analisi e lo sviluppo di conoscenze per gli attori locali.

 

5. Apprendere dall’esperienza, consolidare i successi: monitoraggio e valutazione

Un welfare della conoscenza e della sostenibilità necessita di un’attività di valutazione permanente e diffusa, orientata a consolidare i successi e comprendere le eventuali criticità per trarne apprendimento.

La riconoscibilità dei risultati, anche parziali, conferisce legittimazione ai processi di innovazione, che sono complessi e che richiedono condivisione degli esiti e una maggiore integrazione tra attori diversi.

Regione Lombardia ritiene prioritaria un’alleanza con i territori per lo sviluppo di strumenti di valutazione e rendicontazione che ab­biano valore prima di tutto per il livello locale. La valutazione si propone anche a livello territoriale come uno strumento a supporto dell’integrazione delle reti di welfare. I processi valutativi hanno la funzione primaria di generare apprendimento, rendendo visibili e comprensibili i risultati conseguiti.

Regione Lombardia svilupperà e condividerà con i territori un sistema di monitoraggio in grado di valutare la coerenza tra attività locali e la programmazione regionale attraverso indicatori sia di tipo quantitativo sia di tipo qualitativo. Saranno, inoltre, organizzati momenti di confronto e di valutazione condivisa delle sperimentazioni realizzate.

 

 

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