Legge Regionale – Regione Lombardia - 24 febbraio 2012, n. 2

“Modifiche ed integrazioni alle leggi regionali 12 marzo 2008, n. 3 (Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario) e 13 febbraio 2003, n. 1 (Riordino della disciplina delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza operanti in Lombardia)”

(Pubblicata sul B.U. Lombardia 29 febbraio 2012, n.9, Suppl. Ordinario)

 

IL CONSIGLIO REGIONALE

ha approvato

IL PRESIDENTE DELLA REGIONE

promulga

 

 la seguente legge regionale:

 

Art. 1

(Modifiche agli articoli 8, 11, 14, 15, 16, 18, 19, 24 e 31 della l.r. 3/2008)

1. Alla legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 (Governo della re­te degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario) sono apportate le seguenti modifiche:

a) l’articolo 8 è sostituito dal seguente:

«Art. 8 (Agevolazioni per l’accesso alle prestazioni sociali e sociosanitarie)

1. Le persone che accedono alla rete delle unità d’offerta sociosanitarie partecipano, mediante il pagamento di ret­te, alla copertura del costo delle prestazioni inerenti a livelli essenziali di assistenza, per la parte non a carico del fon­do sanitario regionale, in coerenza con quanto disposto al comma 2. Le persone che accedono alla rete delle unità di offerta sociali partecipano, mediante il pagamento di rette, alla copertura del costo delle prestazioni nella misura stabilita dai comuni, in coerenza con quanto disposto dal comma 2.

2. Nel rispetto dei principi della normativa statale in materia di indicatore della situazione economica equivalente (ISEE), la quota di compartecipazione al costo delle prestazioni so­ciali e la quota a valenza sociale delle prestazioni sociosa­nitarie sono stabilite dai comuni secondo modalità definite, previa consultazione dei soggetti di cui all’articolo 3 e sen­tita la competente commissione consiliare, con deliberazio­ne della Giunta regionale in base ai seguenti criteri:

a) valutazione del reddito e del patrimonio del nu­cleo familiare;

b) valutazione delle situazioni dei componenti il nu­cleo familiare relative a occupati sospesi, cassa integrati o disoccupati iscritti in liste di mobilità;

c) previsione, in relazione al patrimonio mobiliare e immobiliare, di franchigie stabilite in base al nu­mero dei componenti del nucleo familiare;

d) definizione di scale di equivalenza che tengano conto del carico familiare derivante dalla presen­za di figli inclusi i nascituri, di minori in affido, di per­sone con disabilità, di anziani non autosufficienti, di un solo genitore convivente;

e) valutazione del livello di assistenza richiesto, anche con riguardo alla situazione familiare;

f) computo delle prestazioni economiche previden­ziali o assistenziali, a qualsiasi titolo percepite, ai fini della determinazione del reddito della perso­na assistita, nel caso di accesso a unità d’offerta residenziali; nel caso di accesso a unità d’offerta semiresidenziali, tali prestazioni economiche ven­gono computate al cinquanta per cento;

g) valutazione della situazione reddituale e patrimo­niale della persona assistita, del coniuge e dei pa­renti in linea retta entro il primo grado nel caso di accesso ad unità di offerta residenziali per anziani e ai centri diurni integrati;

h) valutazione della situazione reddituale e patrimo­niale solo della persona assistita nel caso di ac­cesso ad unità d’offerta residenziali o semiresiden­ziali per disabili gravi;

i) valutazione dei costi sostenuti per spese sanitarie, abbattimento barriere architettoniche, ausili per la vita indipendente e l’assistente familiare, che non siano oggetto di detrazioni o deduzioni da reddito imponibile ai sensi della vigente normativa tributaria;

j) valutazione dei costi di locazione immobiliare e de­gli interessi sui mutui.

3. I criteri previsti dal comma 2 si applicano anche per de­terminare il valore di titoli e di altri benefici economici che la Regione, anche per il tramite delle ASL, e i comuni riconoscono per l’accesso alle unità d’offerta sociali e sociosanitarie.

4. La deliberazione di cui al comma 2 garantisce i principi di trasparenza e semplificazione nell’accesso alle prestazioni ed equità di trattamento per l’intera rete delle unità d’offer­ta sociali e sociosanitarie gestite dai comuni singoli o asso­ciati e dai soggetti accreditati.

5. I gestori delle unità d’offerta accreditate assicurano mas­sima trasparenza circa le rette applicate e forniscono in­formazioni sull’accesso a contributi pubblici o a forme di integrazione economica.

6. I gestori delle unità d’offerta informano i comuni di residen­za degli assistiti della richiesta di ricovero o, nei casi in cui il ricovero sia disposto d’urgenza, dell’accettazione. Nei casi in cui si tratta di minori, i gestori informano della richiesta di ricovero o dell’accettazione i comuni di residenza del ge­nitore o dei genitori che esercitano la relativa potestà o i comuni di residenza dei tutori.

7. Gli oneri relativi alle prestazioni sociali e la quota a valen­za sociale per prestazioni sociosanitarie sono a carico del comune in cui la persona assistita risiede o, nei casi di cui all’articolo 6, comma 1, lettere b) e c), dimora.

8. In caso di ricovero in unità di offerta residenziali, gli oneri sono a carico del comune in cui la persona assistita risie­de o dimora al momento del ricovero, essendo irrilevante l’eventuale cambiamento di residenza o di dimora dovuto al ricovero stesso.

9. Nei casi in cui la tutela è esercitata, ai sensi dell’articolo 3 della legge 4 maggio 1983, n. 184 (Diritto del minore ad una famiglia), da un amministratore dell’unità di offerta residen­ziale presso la quale il minore è ricoverato, gli oneri sono a carico del comune in cui i genitori che esercitano la relati­va potestà o il tutore risiedono o dimorano al momento del ricovero.

10. In caso di affidamento familiare di un minore, gli oneri re­lativi alle prestazioni sociali, diversi dai contributi alla fami­glia affidataria, sono a carico del comune che ha avviato l’affido.

11. La Giunta regionale, al fine di assicurare uniformi modalità di ingresso alle unità di offerta sociosanitarie accreditate, definisce i contenuti essenziali dei relativi contratti di acces­so, anche mediante l’adozione di schemi tipo.»;

b) la lettera k del comma 1 dell’articolo 11 è sostituita dalla seguente:

«k) determina i criteri per la definizione delle rette e delle ta­riffe delle unità di offerta sociali e, sentiti i soggetti di cui all’articolo 3 e la commissione consiliare competen­te, i costi standard delle unità di offerta sociosanitarie che erogano prestazioni a carico del fondo sanitario, nonché le agevolazioni a beneficio dei soggetti aventi diritto;»;

c) la lettera aa) del comma 1 dell’articolo 11 è sostituita dal­la seguente:

«aa) definisce le linee di indirizzo, coordina e monitora le attività di vigilanza e controllo;»;

d) alla lettera b) del comma 1 dell’articolo 14 sono aggiunte, infine, le seguenti parole:

«, ferma restando la competen­za regionale in materia di coordinamento e monitoraggio delle attività di vigilanza e controllo di cui all’articolo 11, comma 1, lettera aa);»;

e) il comma 2 dell’articolo 15 è sostituito dal seguente:

«2. L’esercizio delle unità di offerta sociosanitarie è sog­getto alla presentazione della segnalazione certificata di inizio attività alla ASL competente per territorio, fermo restan­do il possesso dei requisiti minimi stabiliti dalle disposizioni vigenti. In caso di apertura, modifica sostanziale, trasferi­mento in altra sede di unità di offerta residenziali e semi­residenziali, comprese quelle diurne, l’attività può essere intrapresa dalla data di presentazione della segnalazione certificata di inizio attività.»;

f) dopo il comma 3 dell’articolo 15 sono aggiunti i seguenti:

«3 bis. Fatte salve le responsabilità di natura civile e pena­le, nonché le sanzioni previste per le violazioni di altre nor­mative regionali o nazionali, le unità d’offerta sociosanitarie incorrono nelle seguenti sanzioni:

a) da 5.000 a 50.000 per la mancata presentazio­ne della segnalazione certificata di inizio attività;

b) da 1.000 a 10.000 per l’esercizio dell’attività in mancanza dei requisiti minimi;

c) da 500 a 5.000 per il mancato mantenimento di uno o più requisiti di accreditamento;

d) da 500 a 5.000 per codifiche che, rispetto alle indicazioni regionali, non rappresentino in modo corretto la classificazione della fragilità degli utenti o l’appropriatezza delle prestazioni erogate.

3 ter. Fatte salve le responsabilità di natura civile e penale, nonché le sanzioni previste per le violazioni di altre norma­tive regionali o nazionali, le unità d’offerta sociali incorrono nelle seguenti sanzioni:

a) da 2.500 a 25.000 per la mancata presenta­zione della comunicazione di inizio attività di cui al comma 1;

b) da 500 a 5.000 per l’esercizio dell’attività in mancanza dei requisiti minimi;

c) da 250 a 2.500 per il mancato mantenimento di uno o più requisiti di accreditamento.

3 quater. Per l’applicazione delle sanzioni di cui ai commi 3 bis e 3 ter sono competenti le ASL per le unità di offerta sociosanitarie e i comuni per le unità di offerta sociali. Le somme riscosse a seguito dell’irrogazione delle sanzioni so­no introitate dagli stessi enti.»;

g) al comma 5 dell’articolo 16 è aggiunto, in fine, il seguen­te periodo:

«Per le unità di offerta sociosanitarie il contrat­to tiene conto della determinazione dei costi standard di esercizio determinati ai sensi dell’articolo 11, comma 1, lettera k).»;

h) dopo il comma 11 dell’articolo 18 è aggiunto il seguente:

«11 bis. L’ambito territoriale di riferimento per il piano di zo­na costituisce, di norma, la dimensione territoriale ottimale per lo svolgimento in forma associata da parte dei comuni, delle funzioni in materia di servizi sociali.»;

i) il comma 3 dell’articolo 19 è sostituito dal seguente:

«3. Il mancato assolvimento del debito informativo com­porta, previa diffida, la sospensione della remunerazione, anche a titolo di acconto, corrisposta dalle ASL ai soggetti erogatori.»;

j) dopo il comma 2 dell’articolo 24 è aggiunto il seguente:

«2 bis. Nel rispetto dei livelli essenziali di assistenza, la de­terminazione degli oneri per le prestazioni sociosanitarie erogate dalle unità d’offerta sociosanitarie a carico del fondo sanitario è stabilita per tipologia di unità d’offerta sul­la base dello standard regionale di accreditamento, delle condizioni di salute della persona assistita e dei criteri di cui all’articolo 8 comma 2.»;

k) dopo il comma 1 dell’articolo 31 sono aggiunti i seguenti:

«1 bis. La relazione della Giunta regionale informa, in par­ticolare, degli esiti dell’applicazione del sistema di com­partecipazione alla spesa per prestazioni sociali e sociosa­nitarie di cui all’articolo 8, di eventuali criticità e correttivi introdotti. La relazione inoltre descrive:

a) le modalità di implementazione del sistema da parte dei comuni;

b) il livello di compartecipazione dei comuni alla co­pertura delle rette delle unità di offerta sociosani­tarie residenziali.

1 ter. La relazione prevista al comma 1 è resa pubblica unitamente agli eventuali documenti del Consiglio regiona­le che ne concludono l’esame.».

 

Art. 2

(Modifiche agli articoli 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14 e 15 della l.r. 1/2003)

1. Alla legge 13 febbraio 2003, n. 1 (Riordino della disciplina delle Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza operanti in Lombardia) sono apportate le seguenti modifiche:

a) il comma 1 dell’articolo 8 è sostituito dal seguente:

«1. Sono organi di amministrazione delle ASP di I^ classe:

a) il presidente;

b) il consiglio di indirizzo;

c) l’assemblea dei soci, qualora statutariamente pre­vista, per le sole ASP aventi origine da IPAB di natu­ra associativa;

d) il direttore generale.

Sono organi di amministrazione delle ASP di II^ classe:

a) il presidente;

b) il consiglio di amministrazione;

c) l’assemblea dei soci, qualora statutariamente pre­vista, per le sole ASP aventi origine da IPAB di natu­ra associativa.»;

b) al comma 6 dell’articolo 7, ai commi 2, 6, 13, 18 e 19 dell’articolo 8, ai commi 7 e 10 dell’articolo 9, al comma 2 dell’articolo 10, al comma 4 dell’articolo 11, alla lettera b) del comma 4 dell’articolo 14 e al comma 5 dell’articolo 14 dopo le parole: «consiglio di amministrazione» sono ag­giunte le seguenti: «o di indirizzo»;

c) il comma 3 dell’articolo 8 è sostituito dal seguente:

«3. Il consiglio di indirizzo delle ASP è composto da cinque membri così nominati:

a) due componenti nominati dalla Giunta regiona­le, su proposta dell’assessore competente per materia;

b) due componenti nominati dal comune in cui l’a­zienda ha la propria sede legale, tra i quali viene designato il presidente;

c) un componente nominato dai fondatori o dai loro discendenti ovvero da soggetti rappresentativi de­gli originari interessi dei fondatori o, in mancanza, da soggetti individuati secondo le previsioni dello statuto.»;

d) al comma 7 dell’articolo 8 le parole «dell’azienda» sono sostituite dalle seguenti: «delle ASP di II^ classe»;

e) dopo il comma 7 dell’articolo 8 è aggiunto il seguente comma:

«7 bis. Per le ASP di I^ classe il presidente è nominato dal consiglio di indirizzo al proprio interno, su designazione del comune, con il voto favorevole della maggioranza dei com­ponenti. Il presidente convoca e presiede il consiglio di indi­rizzo e ne stabilisce l’ordine del giorno. Ulteriori funzioni pos­sono essere attribuite al presidente dallo statuto nel rispetto delle disposizioni della presente legge.»;

f) dopo il comma 8 dell’articolo 8 è aggiunto il seguente comma:

«8 bis. Il consiglio di indirizzo delle ASP di I^ classe è l’orga­no di indirizzo e programmazione.»;

g) dopo il comma 9 dell’articolo 8 è aggiunto il seguente comma:

«9 bis. Spetta in ogni caso al consiglio di indirizzo:

a) approvare lo statuto e le relative modifiche;

b) approvare i regolamenti dell’ente e le relative modifiche;

c) approvare i bilanci e il conto economico su propo­sta del direttore generale;

d) approvare i piani e programmi dell’ente in coe­renza con gli atti di programmazione regionale in materia;

e) deliberare la dismissione e l’acquisto di beni immo­bili su proposta del direttore generale;

f) approvare la dotazione organica dell’azienda su proposta del direttore generale;

g) approvare la costituzione e la modificazione delle forme associative ammesse per legge, ivi compre­se le fusioni e gli accorpamenti;

h) designare i rappresentanti dell’ente presso altri enti e istituzioni.»;

h) al comma 12 dell’articolo 8, le parole: «alla carica di am­ministratore delle ASP» sono sostituite dalle seguenti: «alle cariche di cui al comma 1, lettere a), b) e c)»;

i) all’alinea del comma 14 dell’articolo 8, le parole: «con la carica di amministratore delle ASP» sono sostituite dalle se­guenti: «con le cariche di cui al comma 1, lettere a), b) e c)»;

j) il comma 15 dell’articolo 8 è sostituito dal seguente:

«15. Le incompatibilità di cui al comma 14 devono esse­re rimosse entro trenta giorni dalla nomina. In caso di ina­dempimento, l’interessato decade automaticamente dalla carica. La decadenza è dichiarata dal consiglio di indirizzo o dal consiglio di amministrazione alla scadenza del pre­detto termine. In mancanza provvede la commissione di controllo di cui all’articolo 15.»;

k) dopo il comma 1 dell’articolo 9 è aggiunto il seguente:

«1 bis. Il direttore generale delle ASP di I^ classe, di seguito denominato direttore, è il legale rappresentante dell’ente, lo rappresenta in giudizio ed è responsabile della gestione. E’ nominato dal consiglio di indirizzo, su designazione del Presidente della Regione d’intesa con il sindaco del comu­ne in cui l’azienda ha la propria sede legale, tra gli iscritti all’albo regionale dei direttori delle ASP, istituito dalla Giunta regionale con i criteri e le modalità stabiliti dal regolamento di attuazione della presente legge.»;

l) al comma 2 dell’articolo 9, le parole: «appartenenti alla classe seconda» sono soppresse;

m) al comma 4 dell’articolo 9, le parole: «competenza degli organi di amministrazione» sono sostituite dalle seguenti: «competenza degli altri organi di amministrazione»;

n) dopo il comma 7 dell’articolo 12 è aggiunto il seguente:

«7 bis. Il trasferimento di diritti reali su beni immobili e l’at­tribuzione di diritti di godimento di natura personale sugli stessi beni sono soggetti a preventiva comunicazione alla commissione di controllo secondo modalità definite dalla Giunta regionale.»;

o) dopo il comma 2 dell’articolo 14 è aggiunto il seguente:

«2 bis. Nel caso in cui si verifichino perdite nella gestione, il direttore generale delle ASP di I^ classe provvede a dar­ne immediata comunicazione al consiglio di indirizzo, alla commissione di controllo e alla Giunta regionale.»;

p) il comma 2 dell’articolo 15 è sostituito dal seguente:

«2. Il controllo è finalizzato a garantire che l’attività delle ASP si svolga in conformità alla normativa vigente e alle in­dicazioni dei piani e dei programmi della Regione. La Giun­ta regionale definisce gli ambiti e le modalità di svolgimen­to dell’attività di controllo. Nell’esercizio delle sue funzioni, la commissione si avvale della collaborazione delle strutture della Giunta regionale e delle ASL.»;

q) l’ultimo periodo del comma 6 dell’articolo 15 è soppresso.

 

Art. 3

(Disposizioni transitorie e di prima applicazione)

1. In fase di prima applicazione, la Giunta regionale, per il pri­mo anno in via sperimentale, definisce, acquisito il parere della commissione consiliare competente, le modalità di applicazio­ne dei criteri di cui all’articolo 8, comma 2, della l.r. 3/2008, come modificato dall’articolo 1, comma 1, lettera a), e individua con gradualità le unità di offerta coinvolte nella sperimentazione. Il campione su cui verrà effettuata la sperimentazione dovrà esse­re rappresentativo di tutte le tipologie di unità di offerta sociale e sociosanitaria presenti sul territorio. La struttura regionale com­petente comunica alla commissione consiliare, con cadenza quadrimestrale, gli esiti progressivamente prodotti dalla speri­mentazione con riferimento ai comuni interessati, alle unità di offerta coinvolte, alle risorse utilizzate e all’eventuale criticità.

2. Le disposizioni di cui all’articolo 24, comma 2 bis, della l.r. 3/2008, come introdotto dall’articolo 1, comma 1, lettera j), si ap­plicano in fase sperimentale con le modalità previste al comma 1.

3. Al termine della sperimentazione di cui al comma 1, la Giunta regionale, acquisito il parere della commissione consilia­re competente, adotta la deliberazione di cui all’articolo 8, com­ma 2, della l.r. 3/2008, come modificato dall’articolo 1 comma 1 lettera a).

4. Salvo quanto previsto dal comma 1, i provvedimenti comu­nali che disciplinano la materia della partecipazione dell’utente al costo delle prestazioni sociali e sociosanitarie, vigenti alla da­ta di entrata in vigore della presente legge, trovano applicazio­ne fino alla effettiva operatività della deliberazione della Giunta regionale di cui al comma 3.

5. Alla data di entrata in vigore della presente legge, nelle ASP di I^ classe:

a) i consigli di amministrazione in carica restano in funzione fino alla data di scadenza prevista dagli statuti;

b) gli stessi organi sono comunque tenuti ad adeguare gli statuti, entro tre mesi, alle nuove disposizioni della presen­te legge. Decorso inutilmente tale termine, previa diffida, gli adempimenti previsti sono assunti in via sostitutiva dalla Giunta regionale;

c) nei casi di decadenza o scioglimento dei consigli di am­ministrazione previsti dalla l.r. 1/2003 i commissari straordinari adeguano gli statuti agli articoli 8 e 9 della stessa e, successiva­mente, avviano le procedure per il rinnovo degli organi.

La presente legge regionale è pubblicata nel Bollettino ufficia­le della Regione.

E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e farla osserva­re come legge della Regione Lombardia.

 

Milano, 24 febbraio 2012

Roberto Formigoni

(Approvata con deliberazione del Consiglio regionale n. IX/376 del 14 febbraio 2012)


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